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Tutti sarebbero coinvolti nel furto di un'Alfa Romeo Giulia rubata a Pineto. L'auto è stata intercettata dai carabinieri a Francavilla al Mare: dopo un inseguimento, il conducente sarebbe fuggito a piedi nelle campagne circostanti, facendo perdere le proprie tracce. Gli altri quattro erano a bordo di un'auto a noleggio. Tutti devono rispondere di furto aggravato
L'iniziativa del 4 novembre si è confermata un successo. Non è mancato il momento solenne in ricordo di chi ha dato la vita per il Paese. Il sindaco De Martinis: "È grazie al loro impegno, al loro coraggio e alla loro professionalità se Montesilvano è una città sicura e accogliente"
Dopo le tre richieste già inoltrate per strutture della zona dei Grandi Alberghi, è stata approvata dal consiglio comunale la mozione che vuole impedire una riconversione di massa a Montesilvano
Dopo le parole della presidente dell'associazione in relazione agli allagamenti del 2 novembre, l'esponente di giunta risponde: "O non conosce le nostre scelte o cerca consensi, ma senza successo", ribatte il vicesindaco elencando tutti gli interventi fatti per liberare e non occupare suola, sottolinea. "La città sta cambiando"
"Da Roma all'Abruzzo, la destra è ormai ostaggio delle proprie divisioni e delle lotte di potere", afferma il segretario regionale del movimento
L'assessore regionale Roberto Santangelo ha commentato i dati diffusi da Eurostat 2019-2024 ovvero dall'ultimo anno pre pandemia fino al 2024
Coinvolti un dirigente della Asl e quattro imprenditori del settore: "Favori in cambio di regali e altre utilità"
La 19enne chiude la stagione anche con il bronzo nell'assoluta, titolo assegnato nell'ultima tappa a Bosisio Parini
In occasione del Fla 2026, venerdì 6 novembre, alle ore 19.00, nella sala Unione del Nuovo spazio Fla, Daniela D’Alimonte presenterà il suo libro “Sta bbone Rocche, sta bbone tutte la Rocche” e dialogherà con Gino Bucci, L’abruzzese fuori sede. Interverrà anche Peppe Millanta, direttore della collana “Comete. Scie d’Abruzzo”.Motti, epiteti, filastrocche e stornelli che hanno attraversato generazioni, dando voce alle rivalità tra paesi, alla fierezza municipale, alle memorie del lavoro, della povertà, del clima e delle migrazioni. È un patrimonio orale tanto irriverente quanto prezioso quello raccolto e interpretato in “Sta bbone Rocche, sta bbone tutte la Rocche! Blasoni popolari, detti e sfottò abruzzesi”, il volume di Daniela D’Alimonte pubblicato da Ianieri Edizioni nella collana “Comete. Scie d’Abruzzo”.Con questo lavoro, Daniela D’Alimonte realizza la prima ampia ricognizione sistematica dedicata ai comuni abruzzesi, unendo fonti ottocentesche e novecentesche, testimonianze dirette, ricerca sul territorio e materiali contemporanei. Ne emerge una vera e propria geografia parlata: paesi di carbonai e ceramisti, mangiatori di patate e fabbricatori di fusi, borghi derisi per il freddo, l’isolamento o le minuscole dimensioni, ma anche celebrati per bellezza, ingegno e tenacia.Tra ironia feroce e orgoglio d’appartenenza, il blasone popolare si rivela così un archivio linguistico e antropologico vivo. Il volume restituisce valore a un patrimonio tramandato di voce in voce, offrendo una chiave per comprendere come l’Abruzzo abbia raccontato se stesso, spesso ridendo degli altri.
Sarà presentato sabato 7 novembre, al Fla di Pescara, il libro sul caso Ranucci, firmato da Marco Milioni e Gianluca Prestigiacomo e intitolato Report sporcare la vittima - Sigfrido Ranucci e il potere che non sopporta di essere osservato», un saggio edito da Supernova, da pochi giorni in libreria.Gli autori, con la prefazione di Gianluca Amadori nella sua veste di vicepresidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti, hanno deciso di prendere le mosse, per l'appunto, dall'attentato subìto da Ranucci e dalla sua famiglia nell'ottobre 2025, nonché dagli sviluppi giudiziari e mediatici che hanno successivamente investito il giornalista e la trasmissione Report, fino alla decisione della Rai di sostituire il noto inviato alla conduzione del programma.La ricostruzione di questi avvenimenti ci ha spinti ad interrogarci su un fenomeno che attraversa la storia italiana e investe direttamente la qualità della vita democratica. Abbiamo speso molto tempo infatti nella analisi del processo attraverso il quale chi esercita una funzione di controllo sui poteri politici, economici e istituzionali può diventare a sua volta oggetto di una progressiva delegittimazione. Per questo motivo, secondo noi l'espressione sporcare la vittima descrive un meccanismo nel quale l'attenzione pubblica si è spostata gradualmente dall'aggressione subita alla persona che l'ha subita. Le sue frequentazioni, le fragilità, le relazioni personali e le eventuali contraddizioni vengono isolate e ricomposte all'interno di una narrazione capace di modificarne la percezione pubblica, fino a rendere la vittima stessa destinataria di sospetti.Attraverso il confronto con vicende differenti della storia italiana, sono state analizzate le forme che tale processo può assumere, senza presupporre necessariamente l'esistenza di una regia comune o sovrapporre responsabilità e contesti storici diversi. Peraltro si potrebbe dire che la vicenda Ranucci acquista così un significato che supera il destino professionale del singolo giornalista.La questione, di contro, investe il rapporto tra informazione e potere, tra testate e fruitori del sistema dell'informazione, in ragione delle pressioni esercitate sulle redazioni.In altre parole, rimane drammaticamente aperto il problema della autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo in genere. Un problema che si pone in modo ancor più stringente quando con strumenti formalmente o apparentemente legittimi, dalle verifiche aziendali alle controversie giudiziarie, si producono conseguenze capaci di condizionare l'esercizio del giornalismo d'inchiesta e non solo di quello.
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