Il prossimo 7 febbraio, alle ore 21, al teatro Cavour di Pescara andrà in scena lo spettacolo dal titolo “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo e Franca Rame con Eleftherìa, compagnia teatrale indipendente di Torino.Con la commedia di Fo e Rame hanno debuttato a Torino il 4 aprile 2025 e replicato nello stesso mese a Rivalta di Torino, Genova, Bologna e Forlì. Nei mesi di Settembre e Ottobre siamo invece stati a Roma, Buriasco, nel Torinese, e Bari."Morte accidentale di un anarchico” è una commedia in due atti di Dario Fo e Franca Rame. La regia è curata da Claudio Destino e Federica Tucci. La commedia vede in scena gli attori Claudio Destino, Simone Ricci, Vincenzo Leone, Francesco Savarino, Beatrice Frattini. Le musiche sono state scelte da Claudio Destino e arrangiate da Marcello Coco, che cura anche il disegno luci. Mentre scenografia e costumi sono curati da Claudio Destino e Federica Tucci.La commedia fu rappresentata la prima volta il 5 dicembre a Varese e il 10 dicembre del 1970 a Milano. "La «morte accidentale» a cui allude ironicamente il titolo è quella dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato il 15 dicembre 1969 dalla finestra del quarto piano della questura di Milano, nel corso dell'interrogatorio per la strage di Piazza Fontana. Le circostanze della morte, inizialmente non chiare, furono poi archiviate come un caso di «malore attivo»."Il testo di Fo e Rame, che prende vita un anno dopo il fatto, rappresenta una farsa irresistibile, che attraverso l'uso del grottesco e del paradosso, mette in luce le menzogne e le contraddizioni del potere, nella sua natura più universale. L'effetto giullaresco è di una totale e travolgente comicità. Impossibile quindi non pensare che ancora oggi, davanti alle "morti accidentali" seppur per altre ragioni, si accomuna puntuale, il vuoto d'informazione attorno all'evento, spesso tradotto dalla negazione, dall'incoerenza di dichiarazioni ufficiali, atti giudiziari grotteschi, testimonianze appannate, incerte. Il testo di Fo ci riporta all'attenzione queste scomode verità, con audace e provocatoria genialità artistica, mette quasi in guardia, esortandoci a non fermarsi mai alle verità raccontate e ai fatti così riportarti nel nome della giustizia e della fiducia, nel nome dell'informazione, e di come anzi il potere, riesca a organizzare il "gioco" del massacro, gestire il pianto, lo sdegno, lo scandalo, scegliere i colpevoli, le vittime, le medaglie alle vedove e agli orfani.“Siamo partiti dallo studio, non solo del testo di Fo e di tutto il materiale che lascia in eredità, ma aprendo anche uno spazio al dialogo, alla riflessione e alla condivisione. Abbiamo cercato attraverso i dati e gli atti ufficiali che hanno caratterizzato la scrittura del testo di Fo, di ritornare in quella stanza della questura di Milano e ripercorrere ciò che accadde, per non dimenticare. Il nostro lavoro parte dall'urgenza etica e artistica di risvegliare la forma del teatro nella sua essenza più naturale, per credere che il teatro si possa ancora dimostrare il luogo più autentico, per riconquistare quegli spazi di espressione e libertà. Quella stessa libertà e abilità drammaturgica, che contraddistingue Dario Fo, di dar vita e ricreare in scena, attorno ai personaggi del commissario, del questore, e della giornalista, la figura del Matto, perno di tutta la farsa, che è guida e regista di un dialogo rapido e serrato, in cui con pungente ironia ci fa ridere e poi ancora arrabbiare, riflettere. Da questo personaggio infatti, il Matto, prende vita anche la nostra idea sulla locandina, che rappresenta un volto sorridente ed esasperato, quasi come se volesse "urlarci" in faccia la verità. I tratti del dipinto realizzato a mano da Diego Lalomia, si ispirano non a caso al volto di Claudio Destino, che interpreterà appunto il Matto. Con scenografia e costumi abbiamo voluto, invece, "giocare" tra i giorni nostri e gli anni '70. Come per riportare la vicenda di quegli anni ad oggi. Abbiamo deciso di ricreare la stanza della questura in modo essenziale e pulito, quasi scarna e fredda. E per spostare il focus più sui dialoghi serrati e i contenuti del testo. Abbiamo inoltre deciso di ricreare la finestra come un'ampia cornice, quasi come a rappresentare un simbolo, un passaggio oltre il quale non si torna più indietro. Desideriamo, per chi ancora non la conosce, raccontare attraverso la commedia di Fo, che cos'è accaduto a Giuseppe Pinelli e, al contempo, omaggiare la sua memoria a chi invece ha seguito e vissuto in quegli anni la vicenda. Poi, senza giudizio alcuno, vogliamo ricordare e dedicare questo spettacolo a tutte quelle morti accidentali che purtroppo ancora oggi accadono. Infine, ci auguriamo di poter lasciare una piccola speranza e dose di coraggio per non farsi schiacciare inesorabilmente dalle ingiustizie che ci circondano quotidianamente anche quando sono dettate dal potere.”