Svariati modi per far entrare stupefacenti e telefoni cellulari nella casa circondariale. C'era perfino chi occultava i materiali per via endorettale. Organizzazione smantellata dai carabinieri: eseguite 19 misure cautelari
Droga e telefoni nascosti nelle palline da tennis, nei palloni da calcio, nello spezzatino, nelle provviste alimentari e perfino attraverso occultamenti endorettali. È quanto hanno ricostruito i carabinieri della compagnia di Pescara, che con l’operazione “Prison Break” hanno smantellato una rete di traffico di stupefacenti e comunicazioni illecite all’interno della casa circondariale di San Donato.All’alba martedì 17 marzo i militari del Nucleo operativo e radiomobile hanno eseguito 19 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Pescara su richiesta della Procura. In particolare, 13 riguardano detenuti già in carcere, attualmente reclusi tra Pescara e altri istituti penitenziari (Rieti, Frosinone, Civitavecchia e Siena), tre persone sono state portate in carcere, due sono state sottoposte ai domiciliari e una è stato raggiunta dal divieto di dimora nel comune di Pescara.L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Gennaro Varone, è partita nel febbraio 2025 dopo il sequestro, da parte della polizia penitenziaria, di cellulari e sostanze stupefacenti all’interno della casa circondariale pescarese. Da quel momento è stata avviata una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri con il supporto della polizia penitenziaria, attraverso microcamere e sistemi audio ambientali installati all’interno del carcere, oltre a servizi di osservazione e controllo nell’area esterna.Le indagini avrebbero documentato l’esistenza di una rete organizzata di approvvigionamento e distribuzione di droga, soprattutto hashish e cocaina, gestita da alcuni detenuti che, dalle celle, avrebbero impartito ordini anche all’esterno grazie a telefoni cellulari introdotti illegalmente nel carcere.Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i complici all’esterno rifornivano i detenuti lanciando palline da tennis riempite di stupefacente oltre il muro perimetrale della struttura, facendole arrivare nelle aree ricreative durante le ore d’aria. In altri casi droga e cellulari venivano nascosti nelle provviste alimentari o tra gli effetti personali, mentre sono stati documentati anche tentativi di introduzione attraverso occultamenti endorettali.Nel corso dell’indagine alcuni detenuti ritenuti coinvolti sono stati trasferiti in altri istituti penitenziari, tra cui quelli di Rieti, Viterbo, Civitavecchia e Frosinone, per interrompere le condotte illecite.Il quadro emerso dagli accertamenti ha portato all’operazione scattata questa mattina, con l’esecuzione delle misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco su richiesta del pm."È stato inferto un colpo durissimo - ha affermato in conferenza stampa il colonnello Stefano Ranalletta, comandante provinciale dei Carabinieri - È stata disarticolata questa organizzazione che non solo gestiva l'attività all'interno, ma riusciva anche a condizionare le attività esterne alla casa circondariale, imponendo prezzi, quantità di sostanze stupefacenti e dinamiche criminali".