Martedì, 13 Gennaio 2026 17:34

Il candidato sindaco del centrosinistra Costantini sul ritorno al voto: "Masci ha fallito, dovrebbe dimettersi"

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Niente da esultare nel centrodestra, commenta parlando del consiglio di Stato che rimanda al voto circa 14mila cittadini in 23 sezioni: "Fatto gravissimo", aggiunge e sull'esito non esclude nessuno scenario. "Il risultato non è scontato e sarà anche un nuovo referendum per la Nuova Pescara"
Il fatto che il consiglio di Stato abbia annullato le elezioni in 23 sezioni rimandando al voto circa 14mila cittadini vuol dire che “il processo elettorale è stato così compromesso da rendere necessario l’annullamento del voto. Questo non è un dettaglio tecnico, ma un fatto gravissimo”. Lo dichiara il consigliere comunale Carlo Costantini che alle ultime elezioni è stato e torna quindi ad essere per il ritorno alle urne, il candidato sindaco del centrosinistra. Niente da rivendicare da parte del centrodestra, anzi quella sentenza, incalza, “chiude definitivamente ogni ambiguità: il giudizio del Tar di Pescara sull’annullamento delle ultime elezioni amministrative era fondato, corretto e giuridicamente ineccepibile”. Per Costantini si dovrebbe andare oltre e il sindaco, tona a dire, dovrebbe dimettersi. “Non solo – precisa -. Il consiglio di Stato ha espressamente riconosciuto che il percorso argomentativo seguito dai giudici amministrativi pescaresi era pienamente condivisibile, riducendo sì il numero delle sezioni interessate dal ritorno al voto (dalle 27 indicate dal Tar alle 23 del consiglio di Stato), ma confermando nel merito la gravità dei fatti”. Una sentenza che per Costantini certificherebbe, tra l’latro, il fallimento del sindaco Carlo Masci e che ora apre a qualsiasi scenario possibile. Un ballottaggio per il candidato del centrosinistra non è affatto impossibile, sottolinea replicando alle certezze del centrodestra. “Nei giorni immediatamente successivi alla sentenza del Tar, il sindaco Carlo Masci aveva reagito attaccando l’operato dei giudici amministrativi con argomentazioni deboli e francamente risibili. Oggi quelle dichiarazioni – afferma infatti il candidato del centrosinistra - si rivelano per ciò che erano: un tentativo maldestro di delegittimare chi aveva semplicemente applicato la legge. Il consiglio di Stato ha messo il bollino di garanzia sulla sentenza del Tar, smentendo politicamente e giuridicamente il sindaco. Se in 23 sezioni si è dovuti tornare al voto, significa che si sono verificate irregolarità gravissime. Una cosa è certa e non aggirabile – dichiara ancora -: la responsabilità complessiva del corretto svolgimento del procedimento elettorale ricadeva sul sindaco Carlo Masci, che ha clamorosamente fallito. Solo per questo , in un sistema democratico sano, dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi”. “Ora si apre una fase nuova – prosegue parlando di quello che avverrà ora che la sentenza c’è -. Non solo sul piano elettorale, ma sul piano politico e civico. Pescara ha bisogno di ricostruire un rapporto di fiducia, ascolto e dialogo tra amministrazione pubblica e città reale: commercianti, marineria, imprese, professionisti, categorie sociali. Un dialogo che in questi anni non è mai esistito, esclusivamente a causa dell’arroganza, della presunzione e dell’incapacità di mettersi in discussione del sindaco Masci”. “Ci attendono circa 60 giorni di campagna elettorale e li affronteremo con determinazione. I numeri dimostrano che il risultato è tutt’altro che scontato: Masci ha evitato il ballottaggio per soli 472 voti. A Pescara il centrosinistra parte da una base del 35%, mentre in Abruzzo, a Chieti e a Teramo, ha vinto al secondo turno partendo dal 21%. Il margine da recuperare è contenuto, soprattutto considerando il numero di elettori che torneranno alle urne e dunque gli scenari sono apertissimi. Tra l’altro queste elezioni non riguardano solo il governo della città ma riguardano anche il futuro dell’intera regione”. “Dietro questo voto c’è la partita decisiva della Nuova Pescara. Con Carlo Masci sindaco, la Nuova Pescara non si realizzerà mai. I fatti parlano chiaro: ha già chiesto e ottenuto un primo rinvio dal 2024 al 2027 e oggi ne ha richiesto un secondo, dal 2027 al 2029, dimostrando incapacità e totale inadeguatezza rispetto ai tempi e agli impegni assunti con i cittadini. Noi la fusione – ricorda Costantini - l’abbiamo ideata e l’abbiamo sempre sostenuta. Sappiamo come realizzarla e sappiamo anche che può essere gestita nei nove mesi che ci separeranno dalla ripetizione del voto all’entrata in funzione operativa della Nuova Pescara, fissata al 1 gennaio 2027”. “Queste nuove elezioni sono quindi anche un referendum tra chi vuole la Nuova Pescara e chi ha dimostrato, con i fatti, di non volerla. Come dicevo – conclude -, si apre una pagina nuova. Possiamo scriverla insieme con i pescaresi, con serietà, partecipazione e rispetto delle regole. Pescara lo merita”.
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