Il deputato dem torna a parlare della fusione e lo fa avanzando una serie di proposte-idee che, a suo parere, consentirebbero di arrivare pronti, e anche in anticipo, all'appuntamento del 1 gennaio 2027. Da interventi immediati su lavoro e servizi a una visione di riforme strutturali: eccole le 10 proposte
Il deputato Pd Luciano D’Alfonso torna sulla Nuova Pescara e dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi entra nel merito del come arrivare pronti al 1 gennaio 2027, quando la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore dovrebbe diventare realtà. Questa volta lo fa avanzando “Le 10 proposte per costruire la Nuova Pescara” che spaziano da interventi immediati su lavoro e servizi a una visione di riforme strutturali per lo sviluppo futuro del territorio. Il paragone lo fa con le “costruzioni”, cioè il gioco dell’infanzia fatto di “tanti piccoli tasselli colorati, di varia forma, natura, grandezza, ciascuno diverso dall’altro, ma tutti perfettamente incastonabili l’uno sull’altro, o l’uno accanto all’altro. Quei pezzi avevano un obiettivo: insegnare ai bambini a comporre, edificare, progettare e fantasticare sulle innumerevoli possibilità del costruire alle quali potevamo dare sostanza e concretezza visiva”. È seguendo un processo simile che per il deputato dem si dovrebbe arrivare alla nascita della nuova città metropolitana. “Oggi – dichiara infatti - ho recuperato le mie costruzioni per dare forma alle 10 proposte realizzabili su cui poggiare le fondamenta della Nuova Pescara, proposte alle quali dare una data di fattibilità, tutte attuabili nell’arco di 180 giorni massimo di impegno reale, di volontà fattiva, di capacità collaborativa”. “Alla base della piramide realizzativa - prosegue prima di entrare nel mezzo - va posto lo studio del già esistente”. Le 10 proposte da attuare in 180 giorni “Istituiamo un tavolo di lavoro vero, che sappia superare la stanca pigrizia delle commissioni consiliari, e che sappia riunire quei professionisti della progettualità amministrativa per verificare la conoscenza delle peculiarità dei tre territori soggetto di fusione (Pescara, Montesilvano, Spoltore), le specializzazioni funzionali e ciò che può essere moltiplicatore di esperienza”, questa la prima proposta. “Facciamo un elenco veritiero delle opere strategiche che già sono messe in bilancio, finanziate o finanziabili dalle tre amministrazioni uscenti – spiega D’Alfonso -, e predisponiamo le nuove infrastrutture che devono essere generate per divenire fotografia non solo dell’adiacenza, ma della continuità territoriale e amministrativa, iniziando a scrivere il ‘di più’, le convenienze frutto della fusione”. Quindi le misure legislative-amministrative generate dalla fusione. Il deputato parla della direttiva ‘Case Green’ al fine di dare una nuova identità alla nuova città “una misura per la quale individueremo lo strumento di finanziamento”, il recupero del ‘decreto del fare’ (decreto legislativo 69/2013, articolo 37),” calato sulla nuova realtà territoriale con misure specifiche tese alla semplificazione burocratica, allo sblocca-cantieri, al supporto alle imprese, fornendo delle autostrade libere per rendere la decisione pubblica più efficace, più efficiente e capace di essere generativa”. “Stipuliamo e sottoscriviamo un nuovo Patto sociale con i cittadini senza produrre distinzione tra residenti tradizionali e residenti quotidiani, nel senso del diritto ad essere informati, partecipare attivamente, avere ingresso consapevole nelle procedure decisionali, diritto di proposta”, aggiunge parlando della terza proposta. “Formalizziamo il diritto al Question Time digitale anche per i residenti quotidiani, e il diritto di recall per le moltitudini di cittadini da quantificare, purché portatori di interessi, rispetto a gestioni decisionali che toccano i beni irripetibili della comunità, due strumenti che producono partecipazione viva e in termini propositivi”. Quarta proposta quella sulla necessità di “progettare le infrastrutture che devono garantire agibilità e semplicità in più alla vita di coloro che deliberano di insediarsi a Pescara Nuova”. Al quinto punto il “nodo sicurezza”. “La Nuova Pescara dovrà vivere di giorno, ma anche di notte – afferma D’Alfonso -. Partendo dalle esperienze maturate, costruiamo la città aperta di notte con regole chiare, che assicuri premialità di godimento, ma anche certezza di vita, funzionalità e fruibilità per chi la abita.“Riscriviamo ‘La città che studia’, pensando a una nuova delocalizzazione e al decentramento, anche sul modello estero, degli Istituti attraverso la realizzazione di Poli dell’apprendimento e della conoscenza, dove ci siano gli spazi adeguati non solo per la didattica, ma anche per il confronto collettivo, riconoscendo il valore della comunità scolastica capace di coinvolgere anche le famiglie sotto il profilo della frequentazione, del dialogo nel ritrovarsi all’ingresso e all’uscita, salutandosi e trattenendosi tra segmenti differenti di generazione.D’Alfonso propone anche la realizzazione dei “Poli dell’artigianato”. “Partendo dalle realtà consolidate di Spoltore, Montesilvano e Pescara, individuiamo quegli spazi in cui riunificare le capacità realizzative per concepirle in una continuità a-territoriale”, spiega. Quindi i servizi. “La Nuova Pescara dovrà garantire un coefficiente di metri quadrati di impianti sportivi funzionanti, di dotazione per i nostri compagni a quattro zampe e di piste ciclabili per il recupero della lentezza dei nostri spostamenti, pensando alla costruzione della Città Capitale del tempo liberato”. Nono punto il “nodo infrastrutture”. “La nuova città dovrà affrontare e risolvere il tema del convogliamento delle acque bianche, evitando che appesantiscano il ciclo idrico delle acque usate, determinando costi insopportabili per l’attuale dotazione depurativa; progettiamo gli interventi per recuperare l’integrità, nel senso della qualità, delle acque dolci dei fiumi Pescara e Saline; costruiamo la città nuova dotata di ‘gallerie intelligenti’ per la razionalizzazione del nostro sottosuolo in favore dei cittadini e dei servizi”. Infine, la decima proposta, D’Alfonso chiede di stilare un “Calendario delle azioni” strutturando “nero su bianco la tempistica decisionale, le scadenze realizzative, i ruoli e le competenze, il chi fa cosa e quando lo fa, istituzionalizzando il rispetto degli impegni assunti”.