Giovedì, 23 Aprile 2026 19:29

Cane alla catena lasciato morire di fame a Spoltore, verso la messa alla prova dell'imputato: delusione dell'Lndc

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Un cane è stato lasciato morire lentamente, senza cibo né acqua, eppure, invece di arrivare a una condanna proporzionata alla gravità dei fatti, si consente all’imputato di accedere a un percorso alternativo che evita il processo”, afferma la presidente nazionale
Il giudice accoglie la richiesta di messa alla prova avanzata dall’uomo accusato di aver lasciato morire di fame e di sete un cane a Spoltore. La decisione, che apre alla sospensione del processo, viene resa nota da Lndc Animal Protection, che esprime “profonda amarezza e delusione” per gli sviluppi del procedimento. L’episodio riguarda “un caso gravissimo”: l’animale era stato lasciato legato a una catena, sotto il sole, senza cibo e acqua.Nel corso dell’ultima udienza, fa sapere l’associazione, il giudice ha sostanzialmente accolto la richiesta di messa alla prova avanzata dall’imputato e si appresta ora a emettere l’ordinanza nei prossimi giorni.“Siamo di fronte a un epilogo che si traduce in un nulla di fatto, cioè lo svolgimento per un periodo di tempo limitato di lavori di pubblica utilità. Un cane è stato lasciato morire lentamente, senza cibo né acqua, in condizioni di sofferenza estrema. Eppure, invece di arrivare a una condanna proporzionata alla gravità dei fatti, si consente all’imputato di accedere a un percorso alternativo che evita il processo”, dichiara Piera Rosati, presidente Lndc Animal Protection.L’associazione, che aveva denunciato l’accaduto nel 2024, si era opposta alla richiesta di messa alla prova, ritenendo necessario un pieno accertamento delle responsabilità.“Purtroppo - prosegue Rosati - il nostro sistema giudiziario consente il ricorso alla messa alla prova per reati considerati minori. Ed è proprio questo il punto: è inaccettabile che lasciare morire di fame e di sete un animale venga di fatto trattato come un reato minore. È una distorsione che svuota di significato le norme a tutela degli animali e mina la fiducia dei cittadini nella giustizia”.Secondo Lndc, decisioni di questo tipo rischiano di indebolire l’effetto deterrente delle leggi contro i maltrattamenti. “Non possiamo accettare che casi così estremi si chiudano senza una vera assunzione di responsabilità. La sofferenza inflitta a questo cane avrebbe meritato giustizia, non scorciatoie procedurali”, conclude Rosati.L’associazione ribadisce infine la necessità di una revisione normativa che limiti il ricorso alla messa alla prova nei casi più gravi di maltrattamento e uccisione di animali.
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