Il segretario regionale Licheri: "Anche chi lavora non ha un salario che gli consente di assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, come invece recita l’art. 36 della Costituzione"
Una famiglia su quattro in Abruzzo è a rischio di povertà o esclusione sociale. È il quadro che emerge dall’ultimo report Istat sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie e che spinge Sinistra Italiana–Alleanza Verdi e Sinistra a lanciare l’allarme.“Una famiglia su 4, in Abruzzo, è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Questo significa che anche chi lavora non ha un salario che gli consente di assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, come invece recita l’art. 36 della Costituzione. La Costituzione va applicata: serve adeguare gli stipendi all’inflazione reale, serve applicare il salario minimo negli appalti comunali, servono interventi che a tutte le filiere di governo restituiscano una boccata d’ossigeno, a partire dai tributi”, afferma Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana-Avs.Nel dettaglio, nel 2025 la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Abruzzo si attesta al 24,7%, superiore alla media nazionale del 22,6%. Tra gli indicatori, il rischio di povertà riguarda il 20% degli abruzzesi, ovvero famiglie con un reddito inferiore a 13.237 euro annui.“Vivono, anzi sopravvivono con poco più di mille euro al mese, una famiglia ogni cinque - aggiunge Licheri - Se si considera il caro-vita, a cui si stanno aggiungendo le stangate su bollette e benzina, il potere d’acquisto è destinato a svuotarsi ancora di più. Per questo come Alleanza Verdi e Sinistra abbiamo presentato la proposta di legge dello SbloccaStipendi, per adeguare gli stipendi all’inflazione reale. Inoltre, è necessario applicare i salari minimi negli appalti, come stiamo chiedendo in tutti i Comuni”.Un altro dato riguarda la grave deprivazione materiale e sociale, che interessa il 5,3% delle famiglie abruzzesi, costrette a rinunciare a spese essenziali e condizioni di vita considerate minime.“Non è una vita dignitosa, in questo modo la Costituzione è tradita: ogni ente, dai Comuni alla Regione - aggiunge - deve assumersi la responsabilità di restituire potere d’acquisto alle famiglie calmierando i tributi, il contrario di quello che è stato fatto dalla giunta Marsilio in Abruzzo con l’aumento dell’addizionale regionale Irpef”.Sul fronte del lavoro, il 6,7% degli abruzzesi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa. “Si riferisce a chi ha lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbe potuto farlo - osserva il segretario - E’ colpa di una precarizzazione del lavoro. Anche quando il lavoro c’è, è troppo poco o è mal pagato”.Particolarmente penalizzati risultano donne e giovani, come evidenzia il trend nazionale: il rischio di redditi bassi è più elevato tra le lavoratrici, tra gli under 35 e tra i lavoratori con contratti a termine.“Chiediamo politiche attive che incentivino il lavoro giovanile, anche prevedendo spazi gratuiti di co-working. Serve una regia forte da parte della Regione e dei Comuni”, conclude Ranieri.