Giovedì, 26 Marzo 2026 13:27

In Abruzzo hub di stoccaggio per il traffico di stupefacenti, arrestati due calabresi residenti a Montesilvano [VIDEO]

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Operazione della guardia di finanza su coordinamento della Dda di Catanzaro che ha portato a 15 misure cautelari in tutta Italia
Ci sono anche due uomini originari della Calabria ma residenti a Montesilvano tra gli arrestati dell'operazione della guardia di finanza che, su coordinamento della Dda di Catanzaro, ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari in tutta Italia.Tradizione e modernità, business classici ma anche capacità di stare al passo con l'evoluzione tecnologica. Come riporta l'Agi, è questa la “fotografia” del locale di 'ndrangheta di Ariola rappresentato dalla 'ndrina Maiolo di Acquaro (Vibo Valentia) colpita giovedì 26 marzo dalle Fiamme Gialle. A delineare le dinamiche criminali di questa organizzazione 'ndranghetista, il capo della Dda Salvatore Curcio insieme a vertici della guardia di finanza del comando di Catanzaro. «Quello di Ariola», ha spiegato Curcio, «è storicamente un clan molto agguerrito e, anche in questo caso, il narcotraffico si è rivelato uno dei maggiori sistemi di autofinanziamento della cosca, anzi il maggiore sistema insieme al riciclaggio. E da questa nuova indagine abbiamo avuto anche la conferma di come le organizzazioni di 'ndrangheta si siano evolute per stare al passo con il progresso tecnologico». Il “locale” di Ariola, ha proseguito, «utilizzava messaggistica criptata per le proprie comunicazioni, più difficile da penetrare ma in linea con il trend delle principali consorterie. Un aspetto che ovviamente ha reso le indagini un po' più complicate, se si considera che nemmeno 20 anni fa pensavamo che la posta elettronica fosse l'ultima frontiera del progresso. Inoltre - ha rimarcato ancora Curcio - sono state ricostruite transazioni di marijuana, per oltre 700 chili, e cocaina, per oltre 11 chili, per un valore di oltre 10 milioni di euro». L'indagine della Guardia di Finanza avrebbe poi certificato come il locale di Ariola «era stato in grado di costruire ramificazioni praticamente in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Abruzzo, arrivando anche in Piemonte, Lombardia e Puglia. Nello specifico in Abruzzo era stato allestito un vero e proprio hub di stoccaggio da dove venivano veicolate intere partite di droga», ha ribadito Pierpaolo Manno, comandante della guardia di finanza di Catanzaro. Ricostruito poi il flusso del narcotraffico: «Il “dominus” dell'organizzazione», ha evidenziato a sua volta Salvatore Tramis, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro - era Angelo Maiolo, specializzato in particolare nel narcotraffico. Angelo Maiolo si sarebbe avvalso di corrieri del Vibonese che si muovevano per tutta Italia, soprattutto di un camionista». I canali di approvvigionamento erano svariati: la droga veniva trasportata su gomma, e sarebbe stato accertato che lo stupefacente arrivava anche al porto di Civitavecchia e dal Lazio veniva poi trasferita per lo stoccaggio in Abruzzo. «Nel corso dell'indagine abbiamo riscontrato un flusso di contante di decine di migliaia di euro e un altissimo livello tecnologico del “locale” di Ariola, a cui però la guardia di finanza ha saputo rispondere con la propria capacità investigativa», è stato infine rimarcato. I 16 indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, di cui solo 15 destinatari di misure cautelari emesse dal gip di Catanzaro, costituivano un gruppo criminale che faceva capo alla 'ndrina Maiolo di Acquaro (Vv). Per 12 indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per uno gli arresti domiciliari e per 2 la misura dell'obbligo di dimora. Nel corso delle operazioni di perquisizione legate alla notifica delle misure cautelari sono state utilizzate anche unità cinofile, sia antidroga che cash dog. Il gruppo era dedito al traffico di sostanze stupefacenti in tutta Italia. Le indagini, anche attraverso una minuziosa e complessa attività tecnica di individuazione di smartphone criptati e successiva disamina di una cospicua mole di conversazioni chat crittografate, hanno evidenziato come il centro decisionale della banda era nella provincia vibonese, dalla quale il capo coordinava tutte le attività, procurandosi ingenti quantitativi di droga che venivano, poi, consegnati dai corrieri dell'organizzazione principalmente in territorio laziale, piemontese e abruzzese, dove l'organizzazione gestiva un hub utilizzato per il deposito di stupefacenti. La droga “trattata” era perlopiù marijuana e cocaina. Sarebbero stati ricostruiti numerosi episodi di compravendita e detenzione di sostanze stupefacenti per un quantitativo complessivo di circa 750 chili di marijuana e 11 chili di cocaina, per un valore di circa 10 milioni di euro. 
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