Lunedì, 16 Marzo 2026 15:28

Lutto per la scomparsa dell'insegnante Donatella Pasqualone

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Donatella Pasqualone è venuta a mancare all'età di 60 anni: lavorava nell'istituto Alessandrini di Montesilvano
Mondo della scuola in lutto per la prematura scomparsa della professoressa Donatella Pasqualone.L'insegnante dell'istituto Alessandrini di Montesilvano si è spenta all'età di 60 anni dopo aver combattuto contro una malattia. Lascia il marito Nicola, i figli Francesco, Davide e Luca, la mamma Emma e il fratello Gabriele. La camera ardente è stata allestita nella casa funeraria la “Dimora del silenzio” in via Massimo D'Antona, 15 a Montesilvano  che è aperta dalle ore 8:30 alle 19:30. L'ultimo saluto alla Pasqualone verrà dato martedì 17 marzo alle ore 15 con i funerali che saranno celebrati nella chiesa di San Giovanni Apostolo in viale Europa a Montesilvano. Il ricordo dell'amico e collega Paolo De CarolisQueste le parole condivise sui social da Paolo De Carolis, amico e collega della defunta: «Donatella Pasqualone è uscita di scena. Ma non l’ha fatto da attrice, perché attrice non lo è mai stata. In lei non c’era finzione: trasparenza, lealtà e sincerità erano pietre preziose che brillavano naturalmente, senza bisogno di scena o di applausi. Ha fatto dono della sua vita alla famiglia e alla scuola. Prima alla famiglia d’origine, di cui ha sempre portato con orgoglio il nome e le radici, e poi alla scuola, scelta fin dalla giovinezza come strada maestra della sua esistenza. Il suo percorso era chiaro, netto: prima le Magistrali, poi il Magistero, perché insegnare non era un ripiego ma una vocazione. Per inseguire questo sogno non ha esitato a prendere la via più difficile, quella dell’emigrazione. In Lombardia ha vissuto per diversi anni, quasi sulle orme dell’autore che più amava, Alessandro Manzoni, che non ha dato soltanto una lingua agli italiani ma, anche una coscienza civile e religiosa che lei sentiva profondamente sua. Donatella è stata la quintessenza della volontà. Sembrava aver fatto propria la lezione di Alfieri: «volli, sempre volli, fortissimamente volli». Tutta la sua vita è stata segnata dal sacrificio, dall’abnegazione, dalla determinazione silenziosa di chi non cerca riconoscimenti ma sente il dovere di fare bene ciò che ha scelto. Anche quando il perfido male l’ha aggredita, il suo attaccamento alla vita è stato commovente. Verrebbe quasi da dire, leopardianamente, «da chiuso morbo combattuta e vinta» ma non è così. Donatella non è stata vinta: ha lottato come un leone e, nel farlo, ha dato forza a tutti quelli che le stavano accanto. Un esempio forte, limpido, tenace, proprio come lo era da maratoneta, abituata a resistere, passo dopo passo, fino al traguardo. Io l’ho incontrata che era poco più che una bambina: silenziosa, attenta, desiderosa di sapere. Per me è stata la sorella che non ho avuto. Il nostro legame non si è mai spezzato, anche quando le strade della vita ci hanno portato lontano. E poi ci siamo ritrovati, quasi per destino, a insegnare le stesse materie nello stesso istituto. Sembrava non fosse passato un giorno. Nei momenti più importanti della mia vita Donatella c’era sempre. Ho avuto poi la fortuna di conoscere Nicola, suo marito, una pasta d’uomo, e di affezionarmi ai suoi figli attraverso i racconti pieni d’amore con cui me ne parlava. Donatella apparteneva a una generazione rara di insegnanti: quelli che vivono il proprio lavoro come una missione, non come un mestiere qualsiasi. E lei questa missione l’ha portata avanti fino all’ultimo giorno. Nei suoi discorsi tornava spesso il pensiero di Manzoni. Non a caso aveva scelto come immagine del suo profilo WhatsApp la spiaggia di Pescarenico, da cui Lucia parte per Monza nel celebre addio dei Promessi sposi. In quella scena c’è dolore ma, anche fede, speranza, abbandono fiducioso al disegno della Provvidenza. Ed è forse questa l’unica consolazione che oggi possiamo stringere tra le mani: l’idea manzoniana del dolore come “provvida sventura”. Non un male senza senso ma, una sofferenza che purifica, che avvicina l’uomo a Dio e lo prepara a una gioia più grande. Per lei sarà certamente così. Per noi che restiamo, Donatella continuerà a vivere in ogni gesto corretto, in ogni pensiero sincero, in ogni atto di bontà. Buon viaggio, cuginetta mia, come ci piaceva chiamarci. E grazie per tutto ciò che sei stata».
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