Sabato, 14 Marzo 2026 11:37

Ultima settimana di mobilitazione per i Giovani Democratici abruzzesi il vista del referendum costituzionale

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Sono previste iniziative diffuse nelle piazze, nei mercati, alle università e nei luoghi di incontro delle città abruzzesi per sostenere le ragioni del No
Entra nel vivo la campagna dei Giovani Democratici abruzzesi per il referendum costituzionale in programma il 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati. Nell'ultima settimana a disposizione ci saranno niziative diffuse nelle piazze, nei mercati, alle università e nei luoghi di incontro delle città abruzzesi per sostenere le ragioni del No e informare cittadine e cittadini sui contenuti della riforma.L’organizzazione giovanile supporterà le iniziative dei comitati per il No attraverso eventi pubblici, volantinaggi e attività di sensibilizzazione in vari territori della regione.Secondo Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici d’Abruzzo, la riforma non migliora la giustizia né il funzionamento delle istituzioni e potrebbe compromettere l’equilibrio tra i poteri dello Stato, favorendo un pericoloso accentramento della politica sulla magistratura. Da qui l’invito ai cittadini a partecipare e votare No.Accanto alla mobilitazione politica e territoriale, i Giovani Democratici stanno lavorando anche per consentire la partecipazione al voto di molti giovani fuori sede che vivono in Abruzzo per motivi di studio o di lavoro.“In queste settimane – spiega Leonardo Quaglia, responsabile organizzazione dei Giovani Democratici della provincia di Pescara – siamo stati contattati da centinaia di ragazze e ragazzi che si trovano in Abruzzo ma hanno la residenza altrove e che rischiavano di non poter votare. Il governo ha scelto questa volta di non consentire il voto fuori sede, dimostrando una distanza evidente rispetto alle esigenze delle nuove generazioni. Per questo ci siamo organizzati per nominare molti di loro come rappresentanti di lista, permettendo così la partecipazione al voto. È una soluzione emergenziale, ma il punto politico resta chiaro: serve una legge che garantisca il voto fuori sede, perché la partecipazione democratica non va limitata ma ampliata”
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