Giovedì, 12 Marzo 2026 18:22

Donna di Pescara morta ad Ancona dopo un intervento al cuore, disposta l'autopsia

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A disporre l'esame autoptico è stata la Procura, a tre settimane dal decesso, avvenuto dopo un ricovero nel reparto di Cardiochirurgia
Sarà eseguita il 18 marzo l’autopsia sul corpo di Antonietta Russo, la donna di 71 anni di Pescara morta all’ospedale regionale di Torrette di Ancona dopo un intervento cardiochirurgico programmato. A disporre l’esame è stata la Procura di Ancona, che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. La decisione arriva a tre settimane dal decesso, avvenuto dopo un ricovero nel reparto di Cardiochirurgia dell’azienda ospedaliero universitaria delle Marche. In seguito all’esposto presentato dai familiari, erano stati posti sotto sequestro sia la salma sia l’intera documentazione sanitaria relativa al ricovero.L’ultimo sollecito per accelerare gli accertamenti era stato inviato venerdì scorso dall’avvocato Paolo Nardella, uno dei legali che assistono i parenti della donna insieme agli avvocati Cesare Elio Innangi e Roberta Fontana. Nei giorni precedenti il legale si era recato personalmente in Procura per avere informazioni sullo stato del procedimento e, non avendo ricevuto indicazioni sui tempi, aveva formalizzato una nuova richiesta affinché venisse disposto al più presto l’accertamento tecnico irripetibile.Secondo quanto ricostruito nell’esposto presentato dai familiari, Antonietta Russo era stata ricoverata il 10 febbraio per la sostituzione di una valvola cardiaca, intervento programmato e preceduto da esami prericovero che, secondo i parenti, non avevano evidenziato particolari criticità.L’operazione sarebbe stata inizialmente tecnicamente riuscita, ma poco dopo i familiari sarebbero stati informati della necessità di riportare la paziente in sala operatoria per una complicanza descritta come una possibile emorragia o un problema vascolare post operatorio. È proprio questo uno dei passaggi su cui i legali chiedono verifiche.Dopo una fase inizialmente definita stabile, il quadro clinico della donna si sarebbe aggravato: ai parenti sarebbe stato riferito che la paziente aveva sviluppato un’infezione polmonare con sepsi, seguita da insufficienza respiratoria che aveva reso necessaria l’intubazione. Nonostante le cure, la 71enne è poi morta nella stessa struttura ospedaliera.I familiari ritengono che l’evoluzione clinica e l’esito finale non siano compatibili con le condizioni iniziali della donna e con la natura programmata dell’intervento. Nell’esposto vengono ipotizzati presunti errori nella gestione chirurgica o post chirurgica, omissioni diagnostiche o terapeutiche, possibili ritardi nell’individuazione delle complicanze e carenze nelle procedure di prevenzione o controllo di eventuali infezioni ospedaliere.Per consentire verifiche complete, i legali hanno chiesto e ottenuto il sequestro della salma e lo svolgimento dell’autopsia con la formula dell’accertamento irripetibile. I familiari hanno inoltre nominato un consulente di parte che parteciperà alle operazioni peritali.L’esame autoptico rappresenta ora un passaggio decisivo per stabilire con precisione le cause della morte e chiarire quanto accaduto durante il ricovero. Le conclusioni del medico legale saranno determinanti per la prosecuzione delle indagini.
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