Lunedì, 23 Febbraio 2026 14:55

Blitz dei carabinieri azzera filiera dello spaccio nel mercato abruzzese: eroina a 7 euro e levamisolo nella cocaina

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Le 20 misure cautelari eseguite all'alba a Montesilvano e Pescara, ma anche nelle province di Chieti, Trani e Foggia, arrivano dopo un anno di indagini. Smantellata una vera e propria organizzazione di cui a capo, sarebbero stati due albanesi. I dettagli
Disarticolata una complessa rete non solo di spaccio, ma di rifornimento che in Abruzzo portava ingenti quantità di droga che arrivavano dal nord (la cocaina) e dal sud e in particolare dal Foggiano (l’eroina): stupefacenti destinati alle piazze di tutto il territorio regionale e del Pescarese in particolare. Venti le misure cautelari eseguite dall’alba di oggi, lunedì 23 febbraio, di cui sette in carcere. Misure cautelari eseguite dai carabinieri di Montesilvano con il supporto dell’elicottero del 6° nucleo elicotteri di Bari, nelle due città adriatiche, ma anche a Vasto, Trani e San Severo. Un ultimo tassello con cui la fitta e articolata rete è stata definitivamente azzerata, dopo che nei giorni scorsi l’indagine aveva già portato ad altri 15 arresti in flagranza di reato. Complessivamente, oltre alle 20 misure cautelari eseguite oggi, nel corso dell’intera operazione sono stati sequestrati 30 chili di droga e di 100mila euro in contanti, oltre che di presse e stampi per il confezionamento di “panetti”. La difficoltà maggiore l’hanno rappresentata i criptotelefonini di cui la rete si serviva per evitare di essere tracciata. Ma grazie alle tecnologie messe a disposizione dalla procura, anche questo ostacolo è stato superato, consentendo di effettuare le intercettazioni che hanno permesso di ricostruire l’intera filiera della droga. È questo il bilancio dell’operazione “Rondò” e a farlo sono il comandante provinciale dei carabinieri Stefano Ranalletta e il comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri di Montesilvano, Antonio Tricarico che si è occupato di tutte le indagini. Un’operazione che ha chiuso il cerchio su quello che appare come un vero e proprio sistema imprenditoriale dell’illegalità gerarchicamente organizzato, che avrebbe rifornito, deciso e imposto i prezzi di mercato degli stupefacenti. A capo di tutto ci sarebbero stati due albanesi da tempo residenti a Montesilvano dove avevano attività commerciali. Le indagini su una di queste attività commerciali hanno permesso al nucleo operativo radiomobile di Montesilvano, guidato dal comandante Antonio Tricarico, di accertare che i due si sarebbero spartiti la piazza di spaccio: uno gestiva la cocaina, l’altro l’eroina. Eroina venduta a 7 euro al grammo, con prezzi stabiliti anche in base alle sostanze utilizzate per il taglio. Nella cocaina ad esempio, sottolinea Tricarico, tra le sostanze trovate ci sarebbe stato anche il levamisolo, un principio usato nella medicina veterinaria e altamente pericoloso per l’uomo. Sarebbero quindi stati i due albanesi il punto di contatto con importanti narcotrafficanti che gravitavano nel Pescarese (nel capoluogo adriatico particolare nel quartiere Rancitelli), che a loro volta alimentavano fiorenti piazze di spaccio. La moglie di uno di loro, originaria del Foggiano, avrebbe avuto i contatti diretti con chi procurava i chili di eroina che partivano da San Severo per arrivare in Abruzzo. Veri e propri corrieri incaricati di trasportare gli stupefacenti: tra questi ci sarebbe un altro albanese, uomo di fiducia dei due connazionali, che aveva il compito di consegnare i panetti di eroina e cocaina che venivano poi ordinati da altri trafficanti. Una volta arrivata ai referenti locali, la droga veniva ceduta agli spacciatori che la rivendevano direttamente agli acquirenti, al termine di vere e proprie trattative sul prezzo. E a comprarla buona parte di quella droga sarebbero stati nuclei familiari di Rancitelli che a loro volta gestivano ampie piazze di spaccio. Soprattutto l’eroina veniva venduta a prezzi molto bassi. Da un’intercettazione sarebbe emerso che il costo al grammo non doveva superare i 7 euro perché, avrebbe spiegato uno degli acquirenti, i clienti non erano disposti a pagare di più: “Basta che si fanno le pere e sono contenti. Qua la piazza è grande e i drogati pagano poco”. Parole che, rimarca Tricarico, “fanno capire il livello di degrado con cui ci siamo dovuti confrontare”. Il prezzo delle sostanze veniva insomma stabilito in base alla percentuale di principio attivo da inserire unitamente alle sostanze da taglio. A volte, secondo quanto emerso dalle indagini, ingenti quantitativi di droga venivano nascosti in casa di persone incensurate e sconosciute alle forze dell’ordine. “I criptotelefonini – aggiunge il comandante Tricarico – sono stati un ostacolo, ma abbiamo cercato di rispondere a questa tecnologia usandone altre e riuscendo alla fine a entrare nelle loro comunicazioni che sono state fondamentali in tutta la fase investigativa”. Sul levamisolo trovato nella cocaina aggiunge spiegando che fu trovata a seguito di un esame fatto all’ospedale di Pescara: “è una sostanza molto pericolosa per l'essere umano. È difficile da rilevare, perché ci vogliono dei reagenti particolari”. Quella portata a termine, sottolinea il comandante provinciale Stefano Ranalletta, “è un'operazione importantissima. L’aspetto importante di questa operazione è l’aver disarticolato non tanto l'attività di spaccio a livello locale, ma l'attività di rifornimento e gestione di tutta la piazza. Abbiamo colpito quello che è l'anello superiore rispetto a quella che è l'attività di spaccio ordinario”. Un’operazione grazie alla quale, conclude, “abbiamo smembrato e reciso il canale di approvvigionamento delle sostanze non solo sulla provincia, ma su tutto il territorio abruzzese”.
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