Venerdì, 20 Febbraio 2026 11:45

Mostra “Immagina una gioia” di Raffaele Santillo

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Sabato 21 febbraio ci sarà l’inaugurazione della nuova mostra dal titolo “Immagina una gioia”, la personale di Raffaele Santillo nella galleria Ceravento. Protagonista una pittura dell'attesa, tra gesti semplici e quotidianità.Una gioia quieta, condivisa, che non ha bisogno di essere spiegata. In un momento in cui tutto sembra correre o pesare troppo, queste opere aprono uno spazio diverso: più lento, più caldo, più umano. Uno spazio in cui è ancora possibile stare bene, senza chiedere scusa. L’evento inaugurale si terrà sabato 21 febbraio alle ore 17:00, alla presenza dell’artista. La mostra sarà poi visitabile dal martedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00 e il sabato su appuntamento.I lavori di Santillo – artista originario di Caserta, da tempo attivo a Pordenone – si collocano in un tempo sospeso, quello che precede l’azione e lo svelamento. Un tempo fatto di attesa e fiducia. La pittura è leggera, essenziale, quasi liquida; i colori sono morbidi, scarichi, a tratti lattiginosi, le scene ridotte all’essenziale. La figura umana appare come un’emanazione del paesaggio, naturale o antropico, mentre il disegno è sintetico e le forme solo delicatamente suggerite.Le opere raffigurano persone che stanno insieme: galleggiano nell’acqua, parlano su una panchina, camminano, si fermano davanti al mare fuori stagione, osservano la luna. Non accade nulla di straordinario, ma proprio per questo accade qualcosa di vero. Una quotidianità semplice, inattesa, che restituisce con intensità il senso dell’autenticità.La mostra presenta circa venti opere, oli su tela di recente produzione, di formati diversi. Un insieme di immagini che non intende dimostrare né affermare, ma accompagnare chi guarda dentro un tempo fragile e prezioso: quello dell’attesa di una gioia. Una gioia condivisa, silenziosa, che si manifesta nei gesti semplici e nella possibilità, oggi rara, di stare insieme.In un presente in cui tutto sembra muoversi senza sosta e mostrare un peso spesso insostenibile, le opere di Santillo aprono emotivamente a un tempo diverso, che l’osservatore riconosce come già vissuto e forse, inconsapevolmente, perduto. Un tempo che la pittura rende nuovamente abitabile.Il progetto espositivo è accompagnato dal testo critico di Daniele Capra, critico d’arte e curatore indipendente. Le opere di Santillo, si legge, "sono dei frammenti che mettono in relazione il fatto narrato con l’immaginario di chi guarda, innescando una forma di autoriconoscimento emotivo. Nei quadri la descrizione è sommaria e asciutta, ed è dotata di un’inattesa densità dovuta proprio a ciò che è assente, a ciò che l’immagine volontariamente non mostra, che spetta all’osservatore ricostruire visivamente. Come in un racconto di Raymond Carver, Santillo sintetizza, distilla o tace i dettagli. Il potenziale narrativo si manifesta così in forma minimale attraverso dei piccoli elementi finzionali disseminati nel dipinto, suggestioni che vanno poi ricostruite e ordinate nella calma di una contemplazione lenta, silenziosa e ansiolitica”.
Sabato 21 febbraio ci sarà l’inaugurazione della nuova mostra dal titolo “Immagina una gioia”, la personale di Raffaele Santillo nella galleria Ceravento. Protagonista una pittura dell'attesa, tra gesti semplici e quotidianità.Una gioia quieta, condivisa, che non ha bisogno di essere spiegata. In un momento in cui tutto sembra correre o pesare troppo, queste opere aprono uno spazio diverso: più lento, più caldo, più umano. Uno spazio in cui è ancora possibile stare bene, senza chiedere scusa. L’evento inaugurale si terrà sabato 21 febbraio alle ore 17:00, alla presenza dell’artista. La mostra sarà poi visitabile dal martedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00 e il sabato su appuntamento.I lavori di Santillo – artista originario di Caserta, da tempo attivo a Pordenone – si collocano in un tempo sospeso, quello che precede l’azione e lo svelamento. Un tempo fatto di attesa e fiducia. La pittura è leggera, essenziale, quasi liquida; i colori sono morbidi, scarichi, a tratti lattiginosi, le scene ridotte all’essenziale. La figura umana appare come un’emanazione del paesaggio, naturale o antropico, mentre il disegno è sintetico e le forme solo delicatamente suggerite.Le opere raffigurano persone che stanno insieme: galleggiano nell’acqua, parlano su una panchina, camminano, si fermano davanti al mare fuori stagione, osservano la luna. Non accade nulla di straordinario, ma proprio per questo accade qualcosa di vero. Una quotidianità semplice, inattesa, che restituisce con intensità il senso dell’autenticità.La mostra presenta circa venti opere, oli su tela di recente produzione, di formati diversi. Un insieme di immagini che non intende dimostrare né affermare, ma accompagnare chi guarda dentro un tempo fragile e prezioso: quello dell’attesa di una gioia. Una gioia condivisa, silenziosa, che si manifesta nei gesti semplici e nella possibilità, oggi rara, di stare insieme.In un presente in cui tutto sembra muoversi senza sosta e mostrare un peso spesso insostenibile, le opere di Santillo aprono emotivamente a un tempo diverso, che l’osservatore riconosce come già vissuto e forse, inconsapevolmente, perduto. Un tempo che la pittura rende nuovamente abitabile.Il progetto espositivo è accompagnato dal testo critico di Daniele Capra, critico d’arte e curatore indipendente. Le opere di Santillo, si legge, "sono dei frammenti che mettono in relazione il fatto narrato con l’immaginario di chi guarda, innescando una forma di autoriconoscimento emotivo. Nei quadri la descrizione è sommaria e asciutta, ed è dotata di un’inattesa densità dovuta proprio a ciò che è assente, a ciò che l’immagine volontariamente non mostra, che spetta all’osservatore ricostruire visivamente. Come in un racconto di Raymond Carver, Santillo sintetizza, distilla o tace i dettagli. Il potenziale narrativo si manifesta così in forma minimale attraverso dei piccoli elementi finzionali disseminati nel dipinto, suggestioni che vanno poi ricostruite e ordinate nella calma di una contemplazione lenta, silenziosa e ansiolitica”.
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