Tra i protagonisti Giovanni Bachelet presidente nazionale del Comitato Società Civile per il No, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore della Repubblica di Milano e presidente dell’Associazione nazionale magistrati
Anche a Pescara uno dei tre appuntamenti del Comitato regionale Società Civile per il No al referendum del mese di marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati. Ospiti fra gli altri Giovanni Bachelet presidente nazionale del Comitato Società Civile per il No, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore della Repubblica di Milano e presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Oltre a Pescara, gli incontri si terranno a Teramo e Chieti.Primo appuntamento a Teramo alla Biblioteca Delfico, con una conferenza stampa alla presenza di Flavio Bartolani consigliere provinciale delegato, Florindo Oliverio, responsabile nazionale politiche istituzionali della Cgil, Sara Volpini Unione degli universitari Teramo, Pancrazio Cordone segretario generale Cgil Teramo, Manola Di Pasquale avvocata, Ettore Picardi procuratore di Teramo, e Giovanni Bachelet.A seguire, nel pomeriggio del 18 febbraio, c’è stato un evento al Comune di Pescara. Dopo l’introduzione dell’avvocato Marco Alessandrini, si sono susseguiti gli interventi di Giuseppe Bellelli procuratore della Repubblica del capoluogo adriatico, comitato Giustodireno di Edmondo Bruti Liberati, di Maria Danesi De Luca, lavoratrice del ministero della giustizia, di Maura Manzi giudice del Tribunale dell’Aquila, del comitato GiustodireNo di Angela Musumeci, professoressa di diritto costituzionale all’università di Teramo, di Florindo Oliverio e di Anna Tesi, dell’esecutivo nazionale Unione degli universitari. Conclusioni a cura di Giovanni Bachelet.Ultimo evento nella sede della Provincia di Chieti, con i saluti di Francesco Menna, presidente della Provincia e di Rosa Pia De Martino coordinatrice provinciale del Comitato Società Civile per il No, e l’introduzione dell’avvocato Marco Alessandrini, poi gli interventi di Daniela Angelozzi, giudice del Tribunale di Pescara comitato Giustodireno, di Giovanni Bachelet, di Giuseppe Bellelli, di Angelo Bozza già presidente del Tribunale di Pescara, comitato Giustodireno, e di Edmondo Bruti Liberati.Giovanni Bachelet sottolinea che, a un mese dal referendum, il No ha recuperato terreno sul Sì, grazie all'impegno di milioni di aderenti alle numerose associazioni del comitato Società Civile per il No, altri comitati e partiti parlamentari contrari alla legge Nordio. Secondo Bachelet, il cambiamento di opinione verso il No è avvenuto quando si è compreso che dietro la proposta di riforma vi era l'intento di indebolire il Consiglio superiore della magistratura, alterare l'equilibrio costituzionale fra i poteri dello Stato e ridurre l'autonomia e indipendenza della magistratura, mettendo così a rischio diritti fondamentali dei cittadini. Il comitato continuerà a opporsi con argomentazioni, fiducioso nella capacità di discernimento degli elettori e ricordando: “se la conosci, la eviti”.“La riforma - afferma Edmondo Bruti Liberati - viene presentata come separazione delle carriere. In realtà modifica radicalmente il sistema che la Costituzione ha voluto per garantire l’indipendenza della magistratura rispetto alla politica e, cioè, il Consiglio superiore della magistratura. Spezzettato in due, privato della competenza disciplinare e formato con il sorteggio, con il tiro dei dadi il Csm è ridotto alla quasi irrilevanza. L’indipendenza della magistratura è una garanzia affinché davvero la legge sia uguale per tutti e i diritti delle persone siano tutelati. La riforma poi non tocca minimamente i problemi veri che sono quelli dell'efficienza della giustizia. Ricordiamoci che questo referendum non ha quorum: bisogna andare a votare e votare No”.Il Comitato regionale Società Civile per il No sostiene che il referendum sulla giustizia non rappresenta una semplice riforma tecnica, ma riguarda il futuro dell’equilibrio democratico del Paese. Si sottolinea l'importanza per i cittadini di una magistratura autonoma e indipendente, non come privilegio ma come garanzia di uguaglianza davanti alla legge. Il referendum è visto come centrale per la salvaguardia dei principi fondamentali della Costituzione, quali l’autogoverno della magistratura e la separazione dei poteri. Secondo il Comitato, la riforma proposta non porterebbe a una giustizia più efficiente o giusta, bensì costituirebbe un pericoloso arretramento costituzionale; per questo continueranno l’impegno sul territorio fino al voto.