Mercoledì, 11 Febbraio 2026 14:46

Cure palliative pediatriche, Pescara è il nuovo centro regionale: 18 minori su 100mila abitanti necessitano di assistenza

Vota questo articolo
(0 Voti)
Sì della giunta regionale alla proposta dell'assessore Verì. Il Centro, in caso all’unità operativa complessa per la terapia del dolore e le cure palliative pediatriche, sarà un riferimento per pazienti e famiglie. L'obiettivo è potenziare la rete sanitaria portando i posti letto da 58 a 100 in tutta la regione con l'attivazione di 4 nuove strutture entro il 2028
Istituito nell’unità operativa complessa (uoc) Hospice e Cure palliative della Asl di Pescara, il Cnetro di riferimento regionale per la terapia del dolore e le cure palliative pediatriche. A deciderlo la giunta regionale che ha accolto la proposta avanzata dall’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì. Un provvedimento che recepisce le indicazioni dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e che si pone come obiettivo il potenziamento dell’attuale rete regionale, con l’ampliamento, entro il 2028, del numero dei posti letto da 58 a 100. Un risultato che verrà centrato, spiega la Regione, con l’attivazione di 4 nuove strutture nell’area Peligna, nel Vastese, in provincia di Pescara e in provincia di Teramo. Strutture che si andranno ad affiancare a quelle già operanti a Pescina, L’Aquila, Lanciano, Torrevecchia Teatina, Pescara e Teramo. Quella di Pescara, incardinata nel presidio ospedaliero che già dispone della terapia intensiva pediatrica, della chirurgia pediatrica, dell’oncoematologia pediatrica e del Centro di coordinamento regionale per le Malattie rare (oltre ad un appartamento di degenza a disposizione delle famiglie), avrà sarà quindi il riferimento per i pazienti pediatrici. Un intervento necessario dato che, dicono gli ultrimi dati disponibili, in Abruzzo il bisogno di cure palliative specialistiche è in continuo aumento, con incidenza stimabile in 18 minori su 100mila abitanti (3 minori con patologia oncologica e 15 con patologia non oncologica). Una possibile stima dei bisogni specialistici per l’Abruzzo è di circa 229 minori l’anno. A livello generale, compresi dunque i pazienti in età adulta, emerge che negli ultimi anni, a quelle dei pazienti oncologici si sono aggiunte le prese in carico anche per diagnosi non oncologiche, come patologie cardiovascolari, malattia polmonare ostruttiva cronica, Hiv e Aids, diabete mellito, malattia renale, Alzheimer e altre demenze, cirrosi epatica e malattia di Parkinson. “La rete di cure palliative e terapia del dolore pediatrica – si legge nel documento tecnico allegato alla delibera di giunta ed elaborato dal Servizio assistenza ospedaliera e Medicina convenzionata del dipartimento Sanità – è costituita da un insieme integrato e funzionalmente coordinato di attività clinico-assistenziali rivolte ai minori affetti da patologie complesse, croniche, evolutive o inguaribili”. “Garantisce la presa in carico globale e continuativa a bambine, bambini e adolescenti, attraverso l’erogazione di interventi nei diversi setting assistenziali (ospedaliero, domiciliare, ambulatoriale e residenziale) all’interno di un ambito territoriale e ospedaliero definito a livello regionale. La rete pediatrica si fonda su un approccio multidisciplinare e multidimensionale, che riconosce la centralità dei minori e della sua famiglia, promuove l’autodeterminazione compatibile con l’età e lo sviluppo, e garantisce interventi personalizzati orientati alla qualità della vita, al sollievo dalla sofferenza e al rispetto della dignità”. Fondamentale è ovviamente la diagnosi tempestiva, perché “riconoscere precocemente i bisogni di cure palliative, già alla comparsa dei primi segni e sintomi – si legge ancora nel documento – significa offrire al paziente e alla sua famiglia un percorso di accompagnamento più umano, rispettoso e attento. Intervenire in tempo permette di evitare l’intervento solo nelle fasi finali della malattia, quando il tempo è ormai limitato e le opportunità di sollievo sono ridotte. Una presa in carico tempestiva è un gesto di responsabilità e vicinanza, che restituisce dignità e qualità alla vita, anche nei momenti di maggiore vulnerabilità della persona”.
Letto 4 volte