Con una nota il candidato sindaco che ha parlato di "tentativo di intimidazione" fa alcune precisazioni sulle accuse che gli sono state rivolte e sfociate in una querela per diffamazione: "Mi si attribuiscono parole mai dette. Miei rilievi tutti politici e amministrativi"
“Colpisce che la querela venga presentata come revocabile a fronte di una richiesta di scuse. È un elemento che chiarisce meglio di ogni parola la natura di questa iniziativa. Io non chiedo scusa perché non ho offeso nessuno e, soprattutto, non ho paura. Continuerò a difendere gli interessi di Pescare e dei pescaresi come prima e molto più di prima”. Lo precisa il candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini tornando a parlare della querela che il sindaco uscente Carlo Masci, ha presentato nei suoi confronti per diffamazione. Dopo l’intervento nel confronto politico su Rete8, Costantini affida a una nota, più dettagliata, la sua posizione rispetto a quanto avvenuto ribadendo quanto già detto in studio, ma anche rispedendo al mittente le accuse per cui gli sarebbero state attribuite affermazioni mai fatte e parlando, di nuovo, di “intimidazione” da cui non si farà fermare. Da lui, sottolinea, sarebbero solo arrivate parole riferite a questioni politiche e amministrative tutte riferibili alla sentenza con cui il consiglio di Stato ha annullato le amministrative del 2024 in 23 sezioni. “La querela annunciata dal candidato sindaco Masci nei miei confronti rappresenta un evidente tentativo di spostare sul piano giudiziario una critica politica e istituzionale, arrivando perfino ad attribuirmi parole che non ho mai pronunciato – afferma infatti Costantini -. Un tentativo di intimidazione che non mi fermerà. Non mi faccio intimidire, perché ho detto esattamente ciò che andava detto e sono pronto a ripeterlo in qualunque sede. Non ho nulla da ritrattare e non ho nulla di cui scusarmi: ho agito esclusivamente nell’interesse della mia città”. “Le mie parole - sottolinea - hanno sempre riguardato fatti politici e amministrativi. Il consiglio di Stato, nella sentenza, parla di ‘errori non emendabili’, di ‘vizi gravi e sostanziali’ e di ‘dubbi sulla genuinità e affidabilità del risultato elettorale’. Non sono mie opinioni. Sono passaggi scritti nero su bianco nella sentenza. Se il candidato di centrodestra vuole vedere un attacco alla persona, è una sua interpretazione. Il fatto di essere stato querelato mi consente, se necessario, di andare anche oltre quanto già accertato nell’attività di verifica svolta finora e di approfondire ulteriori aspetti. Di certo non contribuirà a far calare il silenzio”. “Il senso delle mie dichiarazioni è molto chiaro – precisa Costantini -. Ho ritenuto intollerabile che una città come Pescara potesse essere accostata, per il modo in cui è stato gestito il voto, a realtà in cui la scomparsa delle schede o la cattiva gestione delle operazioni elettorali vengono tradizionalmente associate a pratiche criminali o a gravi degenerazioni democratiche. Non ho mai attribuito responsabilità personali al sindaco, se non sul piano amministrativo e politico. Ho però ritenuto doveroso denunciare con forza una situazione che, per modalità e gravità, rischiava di ledere l’immagine, la credibilità e l’onorabilità democratica della nostra città”.“Difendere Pescara da qualunque accostamento improprio, pretendere regole chiare e un processo elettorale pienamente affidabile non è un attacco: è un dovere verso la comunità e verso le istituzioni. Un dovere che ieri come oggi sento di esercitare senza esitazioni”, conclude parlando della possibile revoca della querela a fronte di scuse che, ribadisce, non farà.