Il vicepresidente del consiglio regionale annuncia una interpellanza per chiedere di riaprire il confronto con i sindacati dopo che Uil e Cgil hanno annunciato che senza soluzioni sarà proclamato lo stato di agitazione
Il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli accanto a dipendenti Asl e sindacati: presentata una interpellanza sul taglio accessorio ai professionisti della sanità abruzzese per chiedere che nel 2026 venga ripristinato. Grave, denuncia, che quei soldi vengano usati per ripristinare il disavanzo delle Aziende sanitarie locali. È lui stesso ad annunciarlo dopo che Uil e Cgil hanno sollevato il problema annunciando lo stato di agitazione se non si arriverà a una soluzione. “Dopo mesi di trattative sterili con le istituzioni, i sindacati sono pronti a proclamare lo stato di agitazione, e noi – commenta Blasioli - non possiamo che schierarci al loro fianco”. “Medici, infermieri, oss, tecnici e amministrativi pretendono a buon diritto che gli venga riconosciuto il rispetto della propria professionalità. Per questo – ribadisce - abbiamo depositato un’interpellanza per chiedere delucidazioni all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, sollecitandola a ripristinare il confronto con le rappresentanze sindacali per individuare soluzioni condivise che portino, per il 2026 al ripristino del salario accessorio”. “Il taglio del 2025 non costituisce una novità – precisa Blasioli -. Anche nel 2024 i dipendenti Asl si sono visti negare questa indennità extra erogata in base a orari di lavoro e mansioni specifiche. E pensare che nel 2019, il cosiddetto decreto Calabria aveva stanziato fondi straordinari per erogare questo salario accessorio e meglio retribuire turni e reperibilità. Peccato che i lavoratori abruzzesi non ne possano beneficiare, e il motivo è molto semplice: la Regione – denuncia il vicepresidente - ha deciso di destinare queste risorse al risanamento del disavanzo sanitario, di cui però i dipendenti non hanno alcuna responsabilità”. “Anche perché – incalza - le dichiarazioni pubbliche del presidente della Regione Marco Marsilio e dell’assessore Verì, secondo cui il disavanzo sarebbe imputabile anche agli adeguamenti contrattuali del personale, non trovano alcun riscontro oggettivo, in quanto la spesa per il personale sanitario è perfettamente in linea con i vincoli di contenimento imposti dalla normativa nazionale”. “Non solo – denuncia ancora Blasioli -, il taglio del salario accessorio contrasta vistosamente con il rispetto dei contratti collettivi e si tramuta nella privazione ingiustificata di una somma che varia dai 700 ai 1000 euro, a fronte di una busta paga già ridimensionata dall’aumento delle aliquote Irpef, e a fronte, più generalmente, di un contesto di lavoro sempre più sconfortante, tra turni estenuanti a fronte della carenza di personale e condizioni operative difficili. Insomma, un vero e proprio invito ad abbandonare la professione, o a recarsi in altre Regioni o persino all’estero”. “Il disavanzo sanitario non può ricadere su chi quotidianamente si fa in quattro per tutelare il diritto alla salute dei pazienti. La Regione Abruzzo ha il dovere di garantire il giusto salario ai dipendenti Asl, anche attraverso fondi propri o altre forme di finanziamento. E noi – conclude Blasioli - siamo pronti ad attivarci affinché ciò accada”