Martedì, 27 Gennaio 2026 19:28

Spoltore rompe il fronte della Nuova Pescara: in consiglio la delibera per chiedere lo stop della fusione

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Giovedì 29 gennaio l'atto sarà sottoposto all'aula e se approvato approderà sul tavolo della Regione. Il perché nelle parole del sindaco Chiara Trulli e intanto a Pescara si sollevano critiche per come il centrodestra avrebbe sin qui gestito un progetto così importante
Era l’8 gennaio quando il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani annunciò di voler “sollecitare un pronunciamento del consiglio comunale di Spoltore che richieda ufficialmente e formalmente l’annullamento del progetto di fusione”. Quella volontà, in pochi giorni, si è già concretizzata in una proposta di delibera. Un atto che giovedì 29 gennaio, conferma a IlPescara il sindaco Chiara Trulli, arriverà in aula per una possibile approvazione. Netta quindi la posizione che si chiede di prendere ai consiglieri comunali: dire sì alla sospensione del processo di fusione e all’abrogazione della legge regionale per l’istituzione della Nuova Pescara. La notizia, in realtà, è arrivata dai banchi di un altro consiglio comunale, e cioè quello di Pescara. A darla è stato il consigliere comunale (oggi di nuovo candidato visto il ritorno alle urne dell’8 e il 9 marzo in 23 sezioni della città) Massimiliano Di Pillo (Pettinari sindaco), che alcune parti di quella delibera le ha lette in aula. La volontà sarebbe non solo quella di fermare la fusione attraverso una richiesta formale da presentare alla Regione,, ma anche quella di avviare un altro processo: quello per la nascita di una città metropolitana con confini anche più ampi, idea questa più volte promossa da Matricciani, da realizzare, si ribadisce nella delibera “escludendo qualsiasi fusione del processo di fusione e soppressione dei Comuni esistenti”, ha riferito Di Pillo. Solo 24 ore prima, e cioè lunedì 26 gennaio in occasione dell’assemblea costitutiva della Nuova Pescara, era stato il sindaco di Chiara Trulli ad annunciare un consiglio ad hoc parlando di “azioni più forti che rappresentino la volontà della gente”. Trulli che è tornata a esprimere tutte le perplessità verso una fusione che si sarebbe portata avanti realizzando una “impalcatura senza fondamenta”, dice a IlPescara. E a dimostrarlo, aveva invece riferito in aula, sarebbe il fatto che si era lì per approvare l’accorpamento di altri servizi e far partire adesso gli studi di fattibilità che invece, ha sottolineato, andrebbero fatto prima. Una fusione che insomma si sta costruendo “senza fondamenta” e quindi “senza garanzie”, che guarda alle persone come “cifre” e non come coloro cui “dovremmo migliorare la vita”. Un’assemblea quella sulla Nuova Pescara, nel corso della quale il candidato sindaco Carlo Costantini (alla guida del centrosinistra di Pescara), aveva parlato di “sabotaggio” della fusione e non di mera volontà di arrivare a un rinvio. Un “sabotaggio” attuato dai tre sindaci che costerebbe caro ai cittadini, ha lamentato ribadendo il suo pieno sostegno a un progetto che lui ha voluto con il referendum del 2014. Quanto? Ben 30mila euro al giorno per un totale di 10milioni di euro l’anno (quelli che se ci fosse la nuova città potrebbero esser investiti), ha lamentato ricordando che averla la Nuova Pescara, significherebbe invece portarle risorse ingenti e dare sviluppo ai territori. L'unico modo, ha ribadito, per affrontare le “sfide epocali” che ci aspettano. Spoltore però ora quel processo vuole fermarlo e il fatto che si sia arrivati a questo punto per Di Pillo sarebbe la “dimostrazione plastica del fallimento di questa amministrazione di Pescara e del sindaco Masci” in quanto capofila del processo, ha rimarcato. E che sia di Pescara e in particolare dell’attuale maggioranza, lo ha sostenuto anche Donato Di Matteo (Costantini sindaco) sempre nella seduta dell’assemblea costitutiva della Nuova Pescara. Una responsabilità che per Di Matteo risiederebbe nel sostanziale silenzio del sindaco di fronte alle reiterate richieste degli altri due Comuni, Spoltore e Montesilvano, sul ruolo che dovrebbero avere nella grande città che dovrebbe nascere il 1 gennaio 2027, facendo così passare un erroneo messaggio di “annessione” per cui già solo ripensare il nome, per l’esponente di maggioranza ora di nuovo in corsa come tutti a Palazzo di Città per le comunali parziali, sarebbe stato un segnale di distensione. Quello che sarebbe mancato sarebbe quindi stato, ha lamentato, un atteggiamento di “apertura e disponibilità per far sì che i tre Comuni potessero essere responsabilmente coinvolti”. La cosa più grave per Di Matteo è però un’altra: che chi è contrario alla fusione avrebbe comunque poi sempre votato gli atti per portarla spendendo milioni di euro. Avrebbe insomma, e il dito lo punta soprattutto su Pescara che ne avrebbe spese di più di risorse, privato di quei soldi i cittadini “senza dire una volta per tutte se siamo favorevoli o contrari alla fusione. Uno scandalo: usate i soldi per fare qualcosa che non volete fare”, aveva detto ancora. Ora però qualcuno che è contrario, in modo palese, potrebbe convintamente affermarlo. E quel “qualcuno” sono i consiglieri comunali di Spoltore chiamati a votare quella delibera per chiedere davvero alla Regione di fermarlo il processo di fusione avviando quello per la nascita di una città metropolitana che però, ha sottolineato Di Matteo, per nascere avrebbe bisogno del placet nazionale visto che uscirebbe dalla dimensione provinciale. 
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