Domenica, 18 Gennaio 2026 11:48

Di Carlo (Rianimiamo Bussi) sulla chiusura della Rianimazione nell'ospedale di Popoli: "Grave quanto affermato dalla Asl"

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Il capogruppo Carmine Di Carlo di Rianimiamo Bussi replica alla nota diffusa dalla Asl di Pescara
«In merito alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni, in particolare da parte della Asl di Pescara, sulla chiusura definitiva della Rianimazione dell’ospedale di Popoli ritengo doveroso fornire alcuni chiarimenti e precisazioni. Si leggono affermazioni secondo cui da anni la Rianimazione di Popoli non avrebbe più accettato pazienti rianimatori. Tale dichiarazione, oltre a essere di per sé grave, sottintende implicitamente un fatto ancora più serio: che in questi anni siano stati effettuati ricoveri impropri. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a una vera e propria auto-ammissione di criticità gestionali che nulla hanno a che vedere con presunti limiti strutturali o normativi del reparto». A scrivere è Carmine Di Carlo, capogruppo di Rianimiamo Bussi.Di Carlo prosegue: «La Asl, inoltre, tenta di negare quanto avvenuto nel 2020, periodo in cui vennero avanzate proposte concrete e formalizzate per il futuro della Rianimazione di Popoli. In un primo momento fu ipotizzato lo spostamento e l’ampliamento del reparto fino a 16 posti letto nel vecchio stabile del Blocco C2 (ex camere paganti della Chirurgia); successivamente venne invece richiesto di ristrutturare e adeguare gli spazi dell’attuale Rianimazione, al fine di incrementare il numero di posti letto di terapia intensiva». Il consigliere comunale di Bussi sul Tirino aggiunge: «Ricordo con chiarezza quei passaggi, poiché in quel periodo il sottoscritto era dipendente della Asl e dirigente medico di Anestesia e Rianimazione, assegnato proprio all’ospedale di Popoli. Quanto affermato non è quindi frutto di interpretazioni politiche, ma di esperienza diretta e documentabile. Tali proposte trovavano piena copertura nell’atto aziendale vigente del 2018, successivo al cosiddetto decreto Lorenzin, atto che oggi viene invece impropriamente richiamato come giustificazione della chiusura. Come si evince chiaramente da specifici stralci dello stesso atto aziendale, le unità operative complesse di Popoli erano tutelate in quanto collocate in area disagiata e terremotata, salvaguardandone l’integrità e il ruolo strategico. Alla luce di ciò, appare evidente che l’unica possibile motivazione per la chiusura della Rianimazione di Popoli potrebbe derivare esclusivamente da un nuovo atto aziendale. Atto che, a oggi, non risulta ancora pubblicato. Ne consegue che il reparto è stato di fatto soppresso in assenza di una motivazione formale, trasparente e ufficiale». Così conclude Di Carlo: «Posso accettare, come è naturale in una democrazia, che venga contestato il mio pensiero politico o la mia posizione pubblica. Non posso invece accettare che venga messa in dubbio la veridicità di quanto ho vissuto e svolto come dirigente medico di Anestesia e Rianimazione all’interno della Asl e, in quei giorni, proprio nell’ospedale di Popoli. La chiusura della Rianimazione non è una questione ideologica, ma una scelta che incide sulla sicurezza sanitaria di un intero territorio che per sua natura geografica, avrei al contrario potenziato con accordi inter-provinciali. Ed è su questo terreno, quello dei fatti e delle responsabilità, che il confronto deve avvenire. Quindi per concludere questa non è una propaganda politica ma atti in tutela dei cittadini in quanto tali e in quanto contribuenti al pari di quelli residenti sulla costa».
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