L'onorevole Luciano D'Alfonso interviene sul tema dei problemi dell'asta del pesce di Pescara
«C’è un cantiere fantasma per il potenziamento, l’ammodernamento e lo sviluppo del porto canale di Pescara che non va avanti, nonostante i presunti milioni di euro di investimenti verbalmente garantiti. C’è un dragaggio che non draga i fondali, ma che toglie con un cucchiaino qualche millimetro cubo di fango e sabbia. Da mesi c’è un mercato ittico all’ingrosso che rende impossibile battere l’asta, in cui i due soli nastri trasportatori esistenti si bloccano, in cui il pesce che va commercializzato alle 4 si svende alle 6 o alle 7 del mattino». A scrivere è Luciano D'Alfonso, deputato del Pd.Il parlamentare democratico prosegue: «Vittima di tutto questo è la marineria della città adriatica che non può uscire al largo per pescare, non può progettare il proprio futuro, non può esercitare il proprio diritto al lavoro. Si sta consumando nella perigliosa e colpevole indifferenza dell’amministrazione comunale il processo di esaurimento numerico e professionalmente demografico di un intero comparto commerciale della città di Pescara, quello degli armatori, degli imprenditori della pesca. Ad appesantire lo stato di crisi l’indisponibilità sostanziale della struttura fisica del mercato ittico all’ingrosso, sia quella storica e attualmente in uso, sul lungofiume Paolucci, che accusa le classiche problematiche determinate da un tempo mai caratterizzato né interrotto da investimenti manutentivi; sia la sede che idealmente dovrebbe accogliere il trasferimento del mercato, l’ex biglietteria della Sanmar sulla banchina sud del porto canale, da quattro anni oggetto di studio, e comunque già considerato inidoneo dalla stessa marineria per l’esiguità degli spazi e l’assenza di attrezzature fondamentali, come la cella frigorifera per la conservazione del pesce durante le operazioni di vendita Ripartiamo dai numeri».Poi D'Alfonso ricorda: «L’attuale sede del mercato ittico all’ingrosso è stata costruita e aperta nel 1957, dando per la prima volta una struttura coperta alla marineria che fino a quel momento aveva effettuato le operazioni di vendita del pescato all’aperto, sulle banchine del porto. La struttura conta 9mila metri quadrati; La vendita del pescato avviene con asta elettronica/telematica (asta a ribasso) con sistemi digitali che consentono l’acquisto a grossisti, dettaglianti, ambulanti, Gdo e ristoratori. Secondo dati tecnici del mercato sono circa 153mila i colli di pesce movimentati ogni anno, ossia 553 tonnellate di pesce-1.500 casse al giorno. Il valore delle vendite annue si attesta intorno a 3 milioni di euro. Attualmente la flotta di Pescara conta circa 20 motopescherecci, mentre sono circa 120 gli acquirenti (operatori grossisti, pescherie, ristoranti, ambulanti e distributori) attivi annualmente nelle contrattazioni. Questo significa che il mercato di Pescara non è sicuramente tra i più grandi d’Italia, ma è significativo per la filiera adriatica centrale. Da anni gli operatori del mercato ittico all’ingrosso lamentano problematiche determinate da un sistema di contrattazione vetusto, che complica la competitività con altri mercati ittici (come Civitanova o San Benedetto)».I quesiti che pone D'AlfonsoD'Alfonso conclude: «Nel 2022, quattro anni fa, l’amministrazione comunale inizia ad annunciare progetti e a condurre discussioni per spostare il mercato ittico dalla banchina nord alla ex stazione marittima sulla banchina sud del porto di Pescara, con lavori previsti e da svolgersi sempre entro il 2022; Ad aprile 2023 è stato annunciato che l’ex stazione marittima della banchina sud sarebbe diventata la nuova sede del mercato, con i lavori di riqualificazione che sarebbero partiti entro la fine dell’anno 2023 Gennaio 2026: il trasferimento non è ancora avvenuto, ed è presumibilmente legittimo pensare che prima di giugno 2026 il mercato non verrà spostato, a causa di ritardi nelle autorizzazioni e adeguamenti della struttura necessari prima dell’apertura La marineria intanto ha già bocciato la soluzione dell’ex biglietteria della Sanmar, oggettivamente troppo piccola: 405 metri quadrati coperti, 1.000 metri quadrati se consideriamo anche le aree esterne, uno spazio che mai potrà ospitare la vendita di 1.500 casse di pesce al giorno, priva dei frigoriferi e delle pareti piastrellate come previsto dalla norma. Pare dunque legittimo porre una serie di domande: Qual è il soggetto decisorio che ha individuato il percorso compiuto sino a oggi per il futuro della sede del mercato ittico all’ingrosso? Qual è la pluralità di amministratori e tecnici che hanno stabilito il trasloco sulla banchina sud della struttura mercatale, evidentemente valutandone le dimensioni e la portata commerciale in senso riduttivo, anziché valutare un suo sviluppo in termini di potenzialità? Perché non si è pensato di investire nella manutenzione dell’esistente anziché produrre atti che si sono tradotti in uno sfratto esecutivo sospeso in un limbo, che rischia di trasformare la nostra marineria, armatori e acquirenti a vario titolo, nei nuovi ‘senzatetto’ sulla costa adriatica? È stata condotta ed è quindi disponibile una stima dei costi che sarebbero stati determinati dalla manutenzione dell’attuale mercato ittico per un raffronto ragionato sulle spese legate ai lavori presumibilmente condotti nell’ex biglietteria? Perché è evidentemente mancato il coinvolgimento degli armatori nella valutazione di specie? Perché il comparto non è stato convocato in Conferenza dei servizi per esprimere una valutazione di merito, né è stato interpellato in un sopralluogo specifico per verificare in via preliminare l’idoneità strutturale degli spazi disponibili sulla banchina sud? Chi ha pensato di poter aprire la nuova struttura per fine febbraio a fronte di carenze infrastrutturali oggettive e importanti, come l’assenza di una cella frigorifera? In ultimo, esiste ancora al Comune di Pescara la figura dell’assessore ai mercati capace o delegato a condurre i lavori di merito in raccordo con la marineria? Credo che nella risposta a tali domande sia contenuta tutta l’inadeguatezza che ha caratterizzato la vicenda, e da cui occorre ripartire per riaprire un tavolo di confronto prima che arrivino i camion del trasloco, prima che venga spenta l’asta del pesce senza aver predisposto una alternativa realmente fruibile. Prima di lasciare a piedi un’intera categoria economica della città».