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Domenica, 26 Aprile 2026 13:17

Orso liberato dal laccio di un braccioniere, rischiava di morire: la condanna del Parco [VIDEO]

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Dopo settimane di osservazione il lieto fine. L'ente ricostruisce la storia di "Libero", questo il nome dell'esemplare di orso bruno marsicano trovato fuori dal parco con un laccio che gli stringeva il collo. Nel pieno di una strage di lupi, denuncia l'ente, dover parlare di bracconaggio "è irritante e profondamente drammatico”
Era finito nella trappola di un bracconiere e dopo settimane di osservazione e diversi tentativi si è riusciti finalmente a liberarlo dal laccio che gli stringeva il collo: il laccio di un bracconiere “che lo stava letteralmente uccidendo”. Parliamo di un orso bruno marsicano di 10-12 anni che pesa 193 chili, che il Parco nazionale ha deciso di chiamare proprio “Libero”. È l’ente a raccontare a sua storia con un lungo post in cui torna a condannare il bracconaggio sottolineando come, tornarne a parlarne mentre si fanno i conti con la strage di lupi registrata negli ultimi giorni, sia “irritante e profondamente drammatico”. Liberi non si trovata dentro i confini del parco, ma questo, sottolinea l’ente, “non cambia nulla”. Partiamo dalla fine della vicenda che c’è stata la notte del 24 aprile alle 2.45 nel territorio del Comune di Civitella Roveto. “È accaduto a chilometri dai nostri confini ma in quel corridoio di collegamento con i Monti Simbruini dove il nostro operato è continuo e costante”, spiega il Parco. “Dopo settimane di osservazioni e diversi tentativi, l’orso è entrato nella tube trap e questo ne ha reso possibile la cattura finalizzata alla liberazione dal laccio di acciaio al collo che – ribadisce - lo stava letteralmente uccidendo, come reso evidente anche dalle immagini del video. Una corsa contro il tempo conclusasi nel migliore dei modi”. “Purtroppo, con gli animali selvatici non si può improvvisare: nessuno può ordinare a un orso di entrare in una trappola, nemmeno chiedendo ‘per favore’. Solo una settimana fa, l’orso oggi liberato, era riuscito perfino a sottrarre del cibo-esca senza rimanere intrappolato, dimostrando ancora una volta quel che già sapevamo: gli orsi sono animali straordinariamente intelligenti”, sottolinea nel post il Parco facendo capire quanto sia anche complesso intervenire quando parliamo di animali che vivono in natura. “Ancora una volta qualcuno ha deciso di posizionare un laccio per uccidere la fauna, e questo, ovunque accada, è un fatto gravissimo: è bracconaggio”, denuncia l’ente ricordando che un’operazione simile è stata svolta già il 28 settembre 2017 nel territorio del Comune di Campoli Appennino: “fu rimosso un laccio d’acciaio dal collo di una femmina di orso, F20, Monachella, salvata anch'essa dalla morte”. “Non sappiamo dove Libero si sia imbattuto in quel laccio. Ma sapere che esistono ancora persone che usano tali strumenti deve far riflettere e tremare. Così come deve far tremare il pensiero che esistano uomini senza scrupoli pronti a disseminare veleno per fare una strage”. “L’abbiamo ripetuto più volte in questi giorni, ma lo vogliamo affermare nuovamente con forza: dietro episodi come questo non c’è solo crudeltà. C’è un attacco diretto alla fauna selvatica, al lavoro di tutela e a ogni idea di legalità e coesistenza civile con la natura”, torna a denunciare il Parco. “Per queste motivazioni il nostro primo pensiero va a tutti i tecnici e operatori che hanno lavorato senza sosta per salvare questo orso: con passione, professionalità, ostinazione e senso del dovere. A chi lavora nei parchi, troppo spesso, non è concesso nulla: neppure fermarsi, neppure cedere alla stanchezza e al dolore. Si continua, giorno e notte, spesso nel silenzio, perché la tutela di un patrimonio naturalistico prezioso e unico non conosce pause e non ammette resa”. “E noi continueremo a fare questo, insieme alle istituzioni e alle associazioni che operano con noi dentro e fuori Parco. Senza arrenderci mai. Con tutte le nostre forze. Per difendere la Natura, per proteggere questo territorio, per onorare fino in fondo il compito che ci è stato affidato. E a chi mette in discussione questo impegno rispondiamo con i fatti, con il lavoro, con le presenze sul campo, con interventi come questo. Perché quando dipende da noi, ci siamo. Sempre. Altra cosa, ben diversa, è la mano vile di chi continua a colpire la fauna selvatica con lacci e veleni”, ribadisce. “Libero oggi è vivo. Ed è una bellissima notizia. Ma questa salvezza non cancella l’orrore del gesto da cui tutto è cominciato. E proprio per questo non ci fermeremo”. Conclude il Parco che ringrazia in modo particolare “la Croce Verde di Civitella Roveto e ad un cittadino del luogo che ci hanno supportato attivamente per questo obiettivo, confermando quello che pensiamo da sempre: la coesistenza non è un concetto astratto, ma pratica quotidiana fatta di piccoli gesti, che danno concretamente il senso del rispetto di tutti gli esseri viventi”.Il video pubblicato dal Parco () 
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