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Giovedì, 23 Aprile 2026 14:14

Il Pd sul Piano del commercio: "Un caos tra rischi e versioni discordanti. Se esiste va portato in commissione"

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Nessun chiarimento dalla nuova commissione regionale, ma anzi ulteriore confusione, denunciano Blasioli, Paolucci e Pietrucci, che rilanciano il rischio concreto di aperture indiscriminate di centri commerciali. Respinte al mittente le parole dell’assessore Magnacca: "Lei dice che il piano è in dirittura d’arrivo, gli uffici che non sarà pronto nei tempi. Servono risposte chiare"
“Tanta confusione, poche certezze e comunicazioni discordanti tra assessore e uffici della Regione Abruzzo”. Sul Piano regionale della rete distributiva commerciale sarebbe un vero caos e a denunciarlo sono, ancora una volta, i consiglieri regionali Pd e nello specifico il vicepresidente Antonio Blasioli, il capogruppo Silvio Paolucci e il consigliere Pierpaolo Pietrucci commentando l’esito della nuova commissione in cui a essere stata audita è stata Tiziana Magnacca, assessore regionale alle Attività produttive. Un secondo allarme quello che arriva dal Partito democratico dopo quello lanciato per la mancanza del Piano che, questo il timore inizialmente espresso, non sarebbe arrivato entro i termini previsti aprendo, dal 2027, a un rischio di “apertura indiscriminata dei centri commerciali” “Secondo quanto riportato dagli uffici regionali, questo strumento di pianificazione difficilmente sarà pronto entro il 31 dicembre 2026, data di scadenza della moratoria per la realizzazione della grande distribuzione commerciale”, ribadiscono, ma “secondo l’assessore, che quegli stessi uffici dovrebbe guidare e indirizzare, il lavoro sarebbe invece in dirittura d’arrivo”. Due versioni opposte che restituiscono un quadro tutt’altro che rassicurante”, commentano gli esponenti dem. “Il Piano, nello stato attuale, è un atto di governo decisivo e non più rinviabile. Al di là della moratoria accorciata dal 2030 al 2026, quel Piano è previsto dall’artcolo10 del Testo unico sul commercio e lo aspettiamo da 8 anni. Anzi la norma dice che dovrebbe essere fatto ogni 5 anni e noi non ancora ne vediamo neanche la prima stesura. Il ministero ha fissato al 31 dicembre 2026 il termine ultimo per la sua approvazione, riportando indietro il limite del 2030 che, come opposizione, avevamo ottenuto con un emendamento alla legge Salva Casa. Fino al 2026, quindi, in Abruzzo – commentano - non potranno nascere nuovi centri commerciali, dal 1 gennaio 2027, invece, questo divieto scomparirà, a meno che la Regione non approvi finalmente il Piano”. “Questo documento – continuano Blasioli, Paolucci e Pietrucci – serve a governare lo sviluppo del commercio e del territorio, anche alla luce della legge 214 del 2023, che ha ampliato le possibilità per le Regioni, in concertazione con le associazioni di categoria, di introdurre limiti localizzativi alla grande distribuzione. Oggi, quindi, non solo è necessario, ma offrirebbe strumenti aggiuntivi per una gestione sostenibile della rete commerciale abruzzese e per tutelare un settore già in difficoltà per l’eccessiva presenza di centri commerciali sul nostro territorio e per il dilagare del commercio online”. “Parliamo di una materia che incide direttamente sulla tenuta economica dell’Abruzzo eppure – incalzano -, dalle audizioni è emerso che le parti sociali non sono mai state realmente coinvolte, se non in un unico incontro tenutosi lo scorso dicembre. Questo quadro non è una valutazione politica dell’opposizione, ma un fatto confermato dagli stessi servizi e dal dipartimento competente. Per questo, in commissione, si è parlato di un ‘battito cardiaco assente’ della procedura: nessun confronto strutturato, nessun elemento che dimostri che il lavoro sia realmente decollato”. “La commissione ha evidenziato un’inerzia della giunta che potrebbe costare caro agli abruzzesi ed è forse per coprire questo fallimento che l’assessore se l’è presa addirittura con il consiglio regionale, accusandolo di aver concesso proroghe per anni2, commentano ancora. “Un attacco fuori bersaglio per due ragioni – precisano -: la prima è che il consiglio concede proroghe per consentire alla giunta di fare il Piano, non per giustificare il fatto che non venga fatto; la seconda è che quegli ‘otto anni’ che l’assessore indica come ritardo coincidono quasi totalmente con governi regionali del suo stesso schieramento politico. Prima di Marsilio c’era Marsilio: è un dato di fatto”. “Infine riteniamo inaccettabile che, per giustificare l’assenza del Piano dai carteggi ufficiali dei lavori del consiglio, l’assessore abbia parlato di bozze custodite su mail private. Se i documenti esistono, devono essere portati in commissione”, chiosano. “Un Piano regionale non può essere evocato a mezzo stampa e restare materia riservata. Senza atti, senza confronto e senza coinvolgimento delle parti sociali, parlare di lavoro in corso è politicamente e istituzionalmente insufficiente”. “La distanza tra la narrazione della destra e quanto emerso dalle audizioni è ormai evidente – concludono Blasioli, Paolucci e Pietrucci – assenza di programmazione strutturata, confronto episodico e dati obsoleti. Fatti che non possono lasciare indifferente il Consiglio regionale e tutto il comparto del commercio, che da questo governo regionale attende risposte concrete che continuano a non arrivare”.
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