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Lunedì, 20 Aprile 2026 19:58

Simona Barba (Radici in Comune) sul Parco Nord: “Il ‘restauro forestale’ abbatte la natura”

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L'ex consigliera comunale sottolinea che il primo atto "è stato l'abbattimento di un maestoso pioppo centenario" e mette in discussione l'impostazione complessiva dell'intervento
“Pescara torna a parlare del Parco Nord con l'avvio dei lavori, ma il primo atto di questo ‘restauro forestale’ è stato l'abbattimento di un maestoso pioppo centenario al confine con il muro delle Naiadi”. È la denuncia di Simona Barba, presidente dell’associazione Radici in Comune ed ex consigliera comunale, che interviene sull’avvio dei lavori nell’area del Parco Nord e mette in discussione l’impostazione complessiva dell’intervento.Secondo l’associazione, “l’intervento presentato dalla amministrazione come rinascita verde, solleva interrogativi profondi su cosa significhi davvero ‘restaurare’ in un'epoca di crisi climatica e normative europee stringenti”.Barba evidenzia come l’area interessata venga descritta come nuova conquista verde, mentre “la verità è che quell'area è già un polmone verde naturale, preservato per anni grazie a vincoli urbanistici che ne hanno impedito la cementificazione”.Pur riconoscendo che “l'esproprio per renderla proprietà comunale è un passo necessario e dovuto”, Barba sottolinea che “il cosiddetto restauro forestale che ne darebbe la fruibilità ai cittadini appare come un'inversione di rotta al vero concetto di restauro forestale”.Richiamando la normativa europea, l’associazione ricorda che “l'Europa parla chiaro con la Nature Restoration Law (UE 2024/1991), in vigore dall'agosto 2024: nei contesti urbani la copertura arborea non deve diminuire, ma va mantenuta e incrementata, senza perdite nette di spazi verdi entro il 2030”. Da qui la critica ai progetti previsti nell’area: “circa il 30% della superficie venga alterato da opere come piste di pattinaggio, bar e attrezzature ricreative – un consumo di suolo che stride con questi principi”.Nel comunicato si pone anche una riflessione più ampia sul ruolo ambientale dell’area: “Pescara ha davvero bisogno di un altro parco ‘attrezzato’, quando queste aree nord sono scrigni di biodiversità, forse in questo momento più ricchi della riserva Dannunziana devastata?”.E ancora: “Avere la Riserva Dannuziana in quelle condizioni dovrebbe portare a pensarci di salvaguardare questa altra area, proprio per conservare quella biodiversità che stiamo cercando di ripristinare dall’altra parte della città. Non ha alcun senso scientifico in un momento cosi delicato ambientale andare a manomettere questo spazio”.L’abbattimento del pioppo, si legge, “motivato da ragioni di sicurezza, è infatti solo l'inizio”, con il timore che “in un contesto incontaminato, quanti altri alberi centenari rischiano lo stesso destino?”.Secondo Radici in Comune, “invece di un vero recupero ecologico, si sta optando per manomissioni che impoveriscono habitat unici, sacrificando naturalità per fruibilità antropica, consumando suolo”. Da qui la proposta alternativa: “Nella città che vorrei, l’esproprio dovrebbe servire a preservare la naturalità di questi spazi per le generazioni future, utilizzandola ai fini educativi e scientifici: sentieri leggeri per scuole, osservatori faunistici, divulgazione ambientale”.E ancora: “i fondi che non verrebbero utilizzati per il laghetto, fontane, skate park sarebbero così destinati alla manutenzione e alla fruibilità dei parchi esistenti, già degradati e bisognosi di cure”.“La città che vorrei – conclude Barba – tutto dovrebbe essere messo in relazione, per capire quale sia l’effettivo obiettivo da raggiungere nel rispetto di quanto documenti che diciamo a parole di seguire, come Direttive europee e Agende internazionali, stanno cercando di dirci da tempo”.
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