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Giovedì, 16 Aprile 2026 18:02

Interrogazione parlamentare di Avs su Giacomo Passeri, il pescarese detenuto in Egitto

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Il deputato di Avs Marco Grimaldi è tornato a chiedere oggi al ministro della giustizia e al ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, quali azioni di competenza si intenda adottare affinché Luigi Giacomo Passeri venga scarcerato
Torna in parlamento la vicenda riguardante la detenzione in Egitto di Giacomo Passeri, il ragazzo finito in carcere nell'agosto 2023, per chiedere al Governo di intervenire affinchè possa scontare la sua pena in Italia e non nelle carceri egiziane dove vengono eseguite torture e maltrattamenti. Con un’interrogazione parlamentare, il deputato di Avs Marco Grimaldi è tornato a chiedere oggi al Ministro della Giustizia e al Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, quali azioni di competenza si intenda adottare affinché Luigi Giacomo Passeri, che a gennaio ha avuto la condanna definitiva a 25 anni, sconti la sua pena in Italia. Nell’interrogazione parlamentare, si ricorda che il ragazzo di origini pescaresi è recluso presso l’istituto penitenziario di Badr de Il Cairo, con la gravissima accusa passata in giudicato di traffico internazionale di droga, nonostante la famiglia abbia più volte dichiarato che l’arresto è avvenuto a causa di una modica quantità di droga trovata al giovane ragazzo.Passeri, tramite la sua famiglia e l’avvocato Mario Antinucci, ha richiesto il trasferimento in Italia per scontare la pena, secondo l’accordo bilaterale tra Italia ed Egitto, che impone all’Italia di saldare le spese di giustizia e gestire la domanda tramite il Ministero della Giustizia. La priorità è evitare che Passeri resti nelle carceri egiziane.Il deputato Marco Grimaldi sottolinea l’importanza dell’azione del Ministero della Giustizia italiana, ricordando che Passeri è detenuto da 2 anni e 8 mesi a Badr. Amnesty International denuncia nel suo rapporto 2024/25 che torture e maltrattamenti sono ancora frequenti nelle carceri egiziane, in particolare attraverso la mancanza di cure mediche e l’isolamento prolungato.Nel complesso carcerario Badr 1 e nel penitenziario del 10° Ramadan, decine di prigionieri hanno iniziato uno sciopero della fame a giugno per protestare contro le condizioni di detenzione crudeli, la carenza di cure mediche, la riduzione dell’esercizio fisico e le restrizioni alle visite familiari. Le autorità hanno reagito forzando la fine dello sciopero attraverso trasferimenti e isolamento dei detenuti. “Non c’è più tempo di aspettare – aggiunge Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo -: va assicurata la tutela della dignità umana e della incolumità della persona, evitando che il ragazzo sia esposto a pericoli di torture e maltrattamenti, nel rispetto del diritto internazionale si assicuri che sconti al più presto la pena in Italia. Siamo vicini alla famiglia e ringraziamo l’avvocato Mario Antinucci per il grande lavoro che sta svolgendo”.
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