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Lunedì, 13 Aprile 2026 14:04

Licheri (Si-Avs): "Abruzzo tra le regioni più esposte agli eventi climatici estremi, serve prevenzione non interventi emergenziali"

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Il segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo, Daniele Licheri, lancia un appello a tutte le istituzioni sotto la parola d’ordine della prevenzione
«Siamo ormai tra le regioni più esposte agli eventi climatici estremi, in un territorio già a rischio idrogeologico: deve diventare la priorità, di tutta la filiera degli enti pubblici, dalla Regione ai Comuni, prevenire i danni che minacciano la sicurezza di persone e infrastrutture. Non solo con interventi straordinari ed emergenziali. La tutela dell’ambiente, sancita dall’articolo 9 della Costituzione, deve passare attraverso una manutenzione ordinaria e costante e attraverso una pianificazione del territorio che dia lo stop alla cementificazione selvaggia e che tenga conto dei cambiamenti climatici, il grande rimosso del dibattito pubblico attuale che i climafreghisti della destra ignorano». A parlare è Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo, che lancia un appello a tutte le istituzioni sotto la parola d’ordine della prevenzione, alla luce degli ultimi disastri ambientali, che hanno visto ancora una volta esondazioni e allagamenti, come a Pescara, disastri che hanno aperto cicatrici con le frane, tagliando in due la Penisola tra Abruzzo e Molise, com’è a Petacciato e con il crollo del ponte sul Trigno, disastri che hanno evacuato famiglie e fatto tremare borghi, come a Silvi. «Che l’Abruzzo sia tra le regioni progressivamente più colpite dagli eventi climatici estremi lo dicono i dati», ricorda Licheri. Che prosegue: «Secondo l’osservatorio “Città Clima” di Legambiente, dal 2011 a oggi si sono registrati 44 eventi con danni impattanti su persone e infrastrutture: l’Abruzzo è dietro solo a Sicilia, Puglia, Calabria, Marche e Sardegna. E la mappatura degli eventi impattanti è in crescita negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, tra alluvioni, frane, mareggiate ed esondazioni: sono stati 14 in Abruzzo solo nel 2025, erano stati 4 nel 2024, 3 nel 2023, altrettanti nel 2022». «Non si tratta più di eventi straordinari, ma di una situazione ormai strutturale, che insidia la sicurezza dei cittadini e mette a rischio l’economia territoriale», avverte Licheri, «elaborando i dati di Legambiente, Pescara è sotto stress soprattutto per allagamenti da piogge intense (66% degli eventi mappati); Teramo per allagamenti e frane (62%); L’Aquila per vento (42%); Chieti per allagamenti da piogge intense e mareggiate (50%). Strade chiuse per allagamenti, frane, caduta di alberi, erosione marina, tetti scoperchiati, danni a ponti, strade, case, vittime: è la cronaca che si fa prevedibile. Ma non solo: i dati rivelano che il rischio idrogeologico ha l’indirizzo in tutti i Comuni abruzzesi». Così conclude Licheri: «Secondo i dati della piattaforma IdroGeo di Ispra, tutti i comuni abruzzesi sono esposti ad almeno un tipo di rischio naturale, tra frane, alluvioni o erosione costiera. In particolare, 64.677 persone vivono in Abruzzo in aree a rischio frana elevato o molto elevato, coprendo il 15,4% del territorio. Le persone esposte al rischio alluvioni sono 94.563, 40.803 le famiglie, 16.232 le imprese e 184 i beni culturali a rischio. Questi numeri non tengono conto, peraltro, dell'aumento dei rischi derivante dai cambiamenti climatici. La nostra è una regione fragile, che avrebbe bisogno di politiche forti e costanti di prevenzione, mitigazione, adattamento responsabile al cambiamento climatico e messa in sicurezza del territorio. E invece continuiamo a intervenire in emergenza o con fondi straordinari di prevenzione, che certamente restano importanti. Chiediamo che venga fatta una ricognizione delle infrastrutture con relativo piano di messa in sicurezza, recuperando le risorse da quelle stanziate per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina. Ma soprattutto serve un lavoro costante che vada in due direzioni, chiamando alla responsabilità i Comuni sotto la regia della Regione: limitare i rischi significa operare con manutenzioni costanti, dal dragaggio dei fiumi alla rinaturalizzazione delle sponde, dalla pulizia periodica di fossi e canali alla regimentazione delle acque piovane, dalla pulizia di caditoie, chiusini, sponde e canali di scolo alla potatura di alberi a rischio fino a sistemi di drenaggio urbano. Altra questione, strategica, è ripensare la pianificazione del territorio evitando ulteriori cementificazioni in aree a rischio, rivalutare le mappe dei rischi, cambiare i parametri di progettazione, tenendo conto dell’intensità degli eventi meteorologici attuali e quindi del reale impatto sulle infrastrutture, rivalutare le aree e gli insediamenti urbani e industriali, ripensandoli in zone senza rischi. Un esempio concreto è il progetto Mirò (Megalò 2), autorizzato in un’area a rischio idrogeologico, a ridosso del fiume Pescara».
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