Il parlamentare abruzzese del Partito Democratico Luciano D'Alfonso interviene nuovamente sulla questione dell'emergenza legata alle frane in Abruzzo
Il parlamentare abruzzese Luciano D'Alfonso, del Partito Democratico, torna sulla questione del dissesto idrogeologico in Abruzzo dopo gli eventi franosi delle ultime settimane:"Una cosa è sentir parlare di una frana dalla riscaldata sala di un ridente palazzo istituzionale, con un caffè e una sfogliatella in mano, indossando una calda giacca di rappresentanza e circondato da bravi e competenti lavoratori in ossequioso imbarazzo. Altra cosa è vedere con i propri occhi una frana, lontano dalle telecamere e dai sopralluoghi ufficiali dei soggetti di Governo. Io ho visto con i miei occhi quella di Silvi, ho toccato con mano quella di Chieti e oggi ho verificato quella di Castiglione Messer Marino, accertandone poi l’entità e la gravità attraverso una ripresa dall’alto eseguita con i droni."La profondità del volume del movimento franoso, che ha piombato giù un ampio tratto della statale, con le case a pochi metri di distanza dallo strapiombo, danno l’esatta misura e conoscenza di quanto sia devastante lo stato del dissesto idrogeologico di buona parte della nostra regione, miseramente crollata sotto il peso di qualche giorno di pioggia, sicuramente intensa, ma comunque limitata nel tempo considerando l’inverno mite che stiamo tentando di lasciarci alle spalle"D'Alfonso prosegue:"Ora è il tempo della responsabilità: dopo la prima richiesta di informativa presentata in Parlamento, già all’indomani della vicenda di Silvi, riporterò subito il tema all’attenzione del Governo perché per affrontare un’emergenza di tali proporzioni non bastano le mance, non bastano i contributi, non bastano neanche due ruspe. Abbiamo bisogno di un provvedimento normativo primario dedicato all’Abruzzo e alle sue ingrandite fragilità, c’è bisogno di strumenti speciali, di una legge che fissi la scala delle spese prioritarie, che individui commissari straordinari specifici e dotati non di prossimità amicali, ma di competenze e professionalità certificate e che soprattutto garantisca sostegni economici alle attività produttive di quei sitiUna statale crollata con la formazione di un burrone al momento incontenibile nella sua corsa verso il basso, significa l’isolamento di Castiglione Messer Marino e dei comuni limitrofi. Significa che quelle microattività artigianali, commerciali, produttive, che hanno resistito agli schiaffoni del Covid, ai pugni generati dalla crisi energetica della guerra, prima sul fronte Orientale del mondo, poi in tutto il Medio-Oriente, ora sono destinati a morire per una frana. E una comunità che si svuota del proprio Pil economico, è destinata a scomparire, a emigrare, ad abbandonare i luoghi"È urgente realizzare opere di contenimento, infrastrutture alternative e supportare i trasporti nelle comunità colpite dall'emergenza, come Castiglione aggiunge il parlamentare abruzzese. Il piano stralcio di difesa alluvionale va valorizzato e non trascurato, poiché fenomeni alluvionali, una volta rari, sono ora più frequenti, come avvenuto nel 2013 e nel 2026. Le vasche di contenimento non sono sufficienti rispetto a un fiume sempre più impetuoso, mentre la risposta politica appare inadeguata. Le risorse dovrebbero essere investite in infrastrutture essenziali per il territorio, evitando sprechi in iniziative meno prioritarie."Chiederò le adeguate misure legislative per l’Abruzzo in difesa delle aree interne così come delle città, affinchè il miliardo di euro assegnato dal Bilancio dello Stato, in dotazione da gennaio presso il dipartimento della protezione civile nazionale, venga aumentato significativamente poiché tra Silvi e comparti significativi della provincia di Pescara e Chieti avremo temi progettuali oltremodo impegnativi da affrontare e risolvere. Le misure finanziarie ministeriali dovranno essere proporzionalmente adeguate tanto quanto rigoroso dovrà restare il Psda e responsabile dovrà dimostrarsi la Regione.Infine, merita una dovuta attenzione l’eroismo del presidente di Regione che ha chiamato l’esercito per fronteggiare l’emergenza neve, ma non si è inventato nulla. Da presidente della Regione Abruzzo io stesso ho chiesto l’intervento dell’esercito il 17 gennaio 2017 quando una nevicata drammaticamente straordinaria aveva ricoperto l’intero Abruzzo, successivamente aggravata dalle scosse di terremoto. Alle ore 15.34 in punto, poiché sollecitato dal valente sindaco di Civitella del Tronto, telefonai al ministro della difesa Roberta Pinotti e al capo di Stato Maggiore della Difesa, per illustrare il fabbisogno emergenziale di uomini e mezzi per la gravità di quanto stava accadendo nel nostro territorio, e avere la copertura delle Forze armate. Testimone ancora in esercizio di ruolo, consapevolissimo, è l’attuale generale di corpo d’Armata Sergio Santamaria. Dunque l’esercito, nel 2017, è stato attivato almeno il giorno prima della tragica valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano, e se il nostro presidente di Regione gradisce, sono pronto a portargli i relativi atti documentali probanti sia per tabulas che per indagini successive nella stessa sala in cui avrà assaggiato caffè e sfogliatella"Le tragedie del passato devono essere di monito, richiedono moderazione, ricordando che due giorni fa, su un ponte crollato, si è persa una vita che merita rispetto da parte di chi amministra. Sarà la giustizia a verificare le cause di quel crollo, di quei piloni sbriciolati, della presenza o assenza di transenne per impedire transiti. Chi governa ha il dovere di impedire il ripetersi delle tragedie