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Domenica, 05 Aprile 2026 13:27

Il 17enne pescarese che avrebbe progettato la strage al Misticoni resta in carcere: respinta la richiesta dei domiciliari

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Arriva il no del giudice per le indagini preliminari (gip) del tribunale dei minori di L’Aquila alla richiesta avanzata dai legali del giovane. Il quadro indiziario resta grave.
Resta in carcere il 17enne originario di Pescara arrestato lunedì a Umberteide (Perugia) che, secondo l’accusa, voleva compiere una strage al liceo artistico Misticoni del capoluogo adriatico. Lo ha deciso il gip (giudice per le indagini preliminari) del tribunale per i minorenni di L’Aquila che ha respinto l’istanza di revoca della custodia cautelare in carcere e la richiesta di sostituzione con gli arresti domiciliari, avanzate dalla difesa del giovane. A riportare la notizia è . Le risposte fornite dal ragazzo nel corso dell’udienza di convalida che si è volta in video collegamento, non sarebbero state ritenute sufficienti a scalfire il quadro indiziario. Un quadro secondo cui il giovane avrebbe diffuso manuali terroristici e propaganda neonazista su Telegram e Whatsapp. Per lui infatti le accuse sono di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, nonché di detenzione e divulgazione di materiale con finalità di terrorismo. Per il giudice quindi sussistono i gravi indizi di colpevolezza emersi durante le indagini condotte dal Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei carabinieri e il timore che possa compiere atti della stessa natura. Un primo telefono gli era stato sequestrato a luglio nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, mentre un secondo è stato sequestrato i giorno dell’arresto e sarà ora oggetto di indagini specifiche. Secondo quanto ricostruito dalla procura per i minorenni di L’Aquila, il 17enne avrebbe preso parte a formazioni neonaziste e suprematiste, tra cui la cosiddetta “Werwolf Division”, poi rinominata “Divisione Nuova Alba”, e avrebbe ricoperto ruoli di amministratore e promotore di canali Telegram e chat WhatsApp dedicati alla propaganda d’odio. Quindi quel progetto secondo cui, sulla scia di quanto avvenuto alla Columbine nel 1999, avrebbe avuto intenzione di compiere una strage nella scuola pescarese per poi togliersi la vita. Proprio sui suoi telefono sarebbero stati trovati i manuali con tutte le istruzioni per fabbricare esplosivi e costruire armi da fuoco artigianali anche con l’uso di stampanti 3D oltre che tecniche di sabotaggio. Il giovane, assistito dall’avvocato Angelo Pettinella, nell’interrogatorio di garanzia ha respinto le accuse dicendo di non essere un terrorista e di non avere intenti bellicosi e sostenendo che sarebbe finito nei circuiti criptati quando era bambino e di non esserne poi uscito per il timore di ritorsioni. Il suo avvocato lo ha definito un ragazzo non violento, “un ragazzo normale, integrato dal punto di vista sociale, con normali amicizie. Un bravo studente”. La difesa sta già definendo il ricorso al tribunale del riesame di L'Aquila, che sarà presentato la prossima settimana, nella speranza di ottenere la scarcerazione o una misura meno pesante rispetto al carcere. Al momento però per il gip il quadro indiziario resta grave. Di qui la decisione della permanenza nell’istituto penitenziario. Il minore rimane quindi a disposizione dell’autorità giudiziaria presso l’Imp di Firenze, in attesa dell’esito del ricorso al tribunale del riesame e del prosieguo delle indagini.
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