Dalla retrocessione in Eccelelnza nel 2023 all'essere il partenr di Insigne in cadetteria
Aveva pensato al ritiro, pur essendo ancora giovanissimo, adesso invece è il categoria che sta vivendo per davvero quest'anno dopo aver soffiato su una torta con 27 primavere. La storia di Antonio Di Nardo, attaccante del Pescara, è molto particolare. È una storia di resilienza, determinazione e voglia di non fermarsi mai. Anche se le difficoltà sembrano gigantesche e insuperabili. In appena 36 mesi è passato dal vivere una retrocessione in Eccellenza, , a diventare il con 13 gol in 32 partite. La maglia del calcio, direbbe qualcuno. O la magia degli esseri umani. “Ci sono stati momenti in carriera in cui mi sono visto sbattere la porta in faccia e ricevere dei ‘No’. Ho persino pensato di ritirarmi”, ha raccontato l’attaccante del Pescara a Gianlucadimarzio.com. “Ora voglio solo raggiungere la salvezza con questa squadra, noi ci crediamo. Non molliamo: vogliamo rimanere in questa categoria. Se mi definisco un ‘bomber di provincia’? Non mi piacciono le etichette. In passato mi avevano definito come ‘quello che non segnava mai’. E invece eccoci qui”, dice sorridendo. “Insigne? Per noi è un leader. Ascoltiamo tutto quello che ci dice. È una grande persona a livello umano. Si è calato subito nella mentalità giusta, anche se non è abituato a Ci ha dato una mano dentro e fuori dal campo”. Di Nardo parla della squadra e della città che l’ha accolto: “Nei momenti più difficili ci hanno sempre supportato. Chiedo ai tifosi di restare vicini alla squadra. Abbiamo bisogno di loro e faremo il massimo per raggiungere il risultato”. Nel 2023 vestiva la maglia della Vastese e a maggio, come sottolineato in precedenza ha vissuto la retrocessione dalla Serie D all’Eccellenza. “Sono stati mesi difficili, ma se potessi parlare all’Antonio di tre anni fa gli direi di non cambiare nulla: la mia strada era già tracciata”. Pochi mesi dopo il Campobasso ha puntato su di lui con un solo obiettivo: vincere il campionato di Serie D. “Sono rimasto due anni lì, sono cresciuto molto. Quell’esperienza mi ha formato. Sono rientrato nel calcio professionistico in pianta stabile. Quando ero in D sognavo la Serie B, e il primo obiettivo è stato raggiunto”. In precedenza ha più volte raccontato di aver valutato il ritiro. Ma chi l’ha fermato? Suo fratello, Gianni: “Ha salvato la mia carriera - dice emozionato - . Sono andato avanti grazie a lui. Non è bello ricevere tanti ‘No’ da altrettante squadre. Li ho ricevuti anche in Serie D e stavo per mollare. Il fuoco dentro di me si stava spegnendo, pian piano. Devo ringraziare mio fratello per avermi dato una grande mano”. Oggi Antonio cura ogni minimo dettaglio: alimentazione, allenamenti. Da sei anni, è seguito da un nutrizionista e un personal trainer. “Guardo tutti i minimi dettagli perché per me il particolare fa la differenza. Più sali di categoria e più devi stare attento. Da quando ho deciso di ripartire con mio fratello ho intrapreso questo percorso e sto molto attento a tutto, anche al recupero, che reputo fondamentale”. In campo, invece, porta con sé il bambino che era e la sua determinazione. “Ero un è sempre stato il mio supereroe preferito. Per portare quel me bambino in campo ho deciso di esultare come lui, cercando di emularlo”.