Stampa questa pagina
Venerdì, 03 Aprile 2026 13:54

Insigne: "Il mio sogno ora è la salvezza con il Pescara"

Vota questo articolo
(0 Voti)
"Il primo sogno realizzato? Vincere l'Europeo con la Nazionale"
“Il sogno realizzato? L'Europeo con la Nazionale. Quello ancora da realizzare? La salvezza con il Pescara. L'incubo? Non salvare il Pescara”. Lorenzo Insigne, un marziano in riva all'Adriatico, ha risposto così alla Gazzetta dello sport in una lunga intervista rilasciata per Sportweek e rilanciata anche sui social e sul sito web della Rosea. Una lunga confessione assai interessante, della quale vi riproponiano gli stralci più interessanti in chiave pescarese.Il fuoriclasse napoletano si racconta e si commuove: “In B avrei detto sì solo al Pescara, ma la mia carriera non finisce qui. Tornato ma non per chiudere il cerchio della mia carriera. Ho ancora parecchio da dare Quello con la squadra della mia città non è stato calcio, ma amore. E l’amore non si pesa. In Canada niente pressione e squadra poco competitiva, ma almeno potevo uscire di casa”Come stai? “Mi sento bene fisicamente. Sto rimettendo a punto il tiraggir. Ricomincio a divertirmi dopo tre anni in cui non ho espresso il mio calcio abituale”.   Dopo il Canada, a casa ci sei rimasto sul serio, e pure tanto. “Cinque, sei mesi, ed è stata dura. Però mi sono sempre allenato, non ho mai mollato. Come sempre nella mia vita. Mi dicevo: ‘Non smetto, ho solo 34 anni’. Se non mi sono arreso è stato per la mia forza di volontà, e per mia moglie e i miei tre figli che ogni giorno mi ricordano quello che sono stato, che sono e che posso ancora essere”. Il tuo arrivo ha riportato entusiasmo nello spogliatoio e il Pescara pian piano si sta rialzando. “Nel momento in cui ho deciso di tornare qui, ho voluto mettermi a disposizione della squadra, al di là del mio nome e della carriera che ho fatto. I più giovani mi guardano in un certo modo; con ammirazione, diciamo. Cerco di dare l’esempio nel lavoro quotidiano”. Ti consideri un leader, e lo eri a Napoli? “Sono un punto di riferimento, è inevitabile. Alzo la voce solo nel momento in cui vedo cose che non mi piacciono, tipo un approccio un po’ molle alla partita. Ma ho trovato un gruppo unito e voglioso di rimettere le cose a posto. Ora sappiamo di poter dare fastidio a tutti. Ai miei inizi nel Napoli stavo ad ascoltare gli altri, anche perché ero molto giovane. Imitavo gesti e comportamenti dei più grandi e parlavo poco. Crescendo mi sono preso i miei spazi, la fascia di capitano ha fatto il resto. Ma quello spogliatoio aveva tanti campioni dalla forte personalità, il mio compito era più facile rispetto a oggi”. Sinceramente: ti aspettavi una chiamata dalla Serie A? Da Napoli è mai arrivata una telefonata? “Se è per questo, qualche telefonata è arrivata pure dall’estero, ma i miei interlocutori erano preoccupati del fatto che da giugno a gennaio io mi fossi allenato da solo. Ho sempre detto che, col mio fisico, mi sarebbero bastati 15-20 giorni per tornare in forma, ma loro volevano un giocatore già pronto. A Napoli sarei tornato a piedi. Mi hanno contattato un paio di settimane prima di firmare per il Pescara, non ci dormivo la notte. Pur di vestire di nuovo quella maglia mi ero proposto al minimo dello stipendio, 1.500 euro al mese. ‘Se poi dimostro di star bene, rinnovo. Sennò smetto, ma con la squadra del mio cuore’, pensavo. Non ci sono rimasto male perché le scelte altrui vanno rispettate. E poi, dopo Napoli nel mio cuore c’è Pescara”. Zeman ti ha cambiato la vita. “Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano, mi ha dato fiducia. Mi ha voluto al Foggia in C e ho fatto 19 gol; mi ha portato al Pescara l’anno dopo in B e ne ho fatti 18, con 14 assist e la promozione in A. Diceva: ‘Gioca spensierato’. Davanti, in quel Pescara, c’eravamo io largo a sinistra, Caprari a destra e Immobile al centro, alle spalle Verratti e poi i grandi vecchi che tanto aiutarono noi giovani: Cascione, Zanon, Balzano, Maniero…”. Il tuo manifesto è il cross sul secondo palo per Callejon che fa gol? “Anche al Pescara, quando qualcuno crossa sul secondo palo, il mister esclama: ‘Insigne per Callejon!’. Non è mai stata una cosa preparata, codificata. Io sapevo che lui era là e lui sapeva che io, quando rientravo da sinistra verso il centro, gliela mettevo sulla testa o sul piede”. 
Letto 1 volte