Il consigliere regionale commenta l'esito della seduta della commissione vigilanza della Regione convocata per alcune problematiche relative alla Asl di Pescara
La commissione regionale vigilanza fa emergere un quadro allarmante sulla Asl di Pescara, dal punto di vista della trasparenza, della legalità amministrativa e della responsabilità politica. A dirlo il consigliere regionale del Pd Antonio Di Marco a margine della seduta in cui da remoto erano collegati l'assessore Nicoletta Verì, Rossano Di Luzio direttore sanitario Asl di Pescara; Francesca Rancitelli direttore amministrativo Asl di Pescara. Ai lavori non ha preso parte il Dg Vero Michitelli, per il quale ha risposto la Rancitelli."Le risposte fornite dai vertici aziendali e dall’Assessore regionale alla Sanità non chiariscono i nodi sollevati, ma al contrario rafforzano il sospetto di una gestione confusa, autoreferenziale e priva di adeguata vigilanza regionale. È emerso in modo inequivocabile che il direttore generale della Asl di Pescara, pur essendo coinvolto in un procedimento penale nel quale la stessa Asl si è costituita parte civile anche nei suoi confronti, non ha mai comunicato formalmente alla Regione Abruzzo l’insorgere di una possibile incompatibilità sopravvenuta. Un fatto politicamente gravissimo"Secondo Di Marco, la risposta ricevuta in merito all'incompatibilità è stata minimalista, affermando che “non sussistono estremi di incompatibilità” poiché il procedimento è ancora in fase preliminare. Tuttavia, questa posizione non considera il principio di leale collaborazione istituzionale e il dovere di trasparenza previsti dal testo unico degli enti locali. Di Marco evidenzia inoltre la gravità del fatto che il direttore generale continui a firmare atti e prendere decisioni nonostante l’ente abbia attivato una tutela giudiziaria che potrebbe avere ripercussioni anche personali. Alla domanda su un possibile conflitto di interessi dovuto alla mancata firma della delibera di costituzione in giudizio, non è stata data risposta nel merito, limitandosi a una distinzione teorica tra incompatibilità e conflitto.Un silenzio pesante circonda la firma della delibera di costituzione in giudizio da parte del direttore sanitario, avvenuta senza vacanza dell’incarico del Direttore generale, impedimento formalizzato o delega scritta aggiunge il consigliere del Pd. La motivazione addotta, fondata sull’articolo 63 del decreto legislativo. 502/1992, appare forzata poiché manca una delega formale."Il direttore sanitario afferma di essersi basato su parere legale per tutelare l’ente, ma politicamente si è preferito aggirare il problema, esponendo la Asl al rischio di contenziosi. Il Direttore amministrativo ha espresso parere favorevole alla procedura, ribadendo la compatibilità del direttore generale, mentre il collegio sindacale è stato informato ma non ha stimato i rischi economici dovuti a possibili impugnazioni.Questo vuoto organizzativo può causare danni futuri all’ente e ai cittadini. Alla domanda su chi sia giuridicamente e amministrativamente responsabile degli atti della Asl di Pescara, la risposta è: il direttore generale stesso, una posizione che rischia di essere una pericolosa autoassoluzione." La Commissione ha inoltre fatto emergere una contraddizione politica enorme sulle liste d’attesa. Da un lato una valutazione nettamente negativa dell’Agenzia Sanitaria Regionale, dall’altro un giudizio opposto attribuito al RUAS, che appare oggi strumentale e funzionale all’inchiesta in corso. Alla richiesta di indicare indicatori concreti che giustificherebbero questa presunta inversione di tendenza, la risposta è stata sconcertante: “non risultano esiti di valutazioni in Regione”, e chi rappresenta l’amministrazione regionale dichiara di non esserne a conoscenza. Le risposte dell’Assessore regionale alla Sanità certificano infine un fatto politico gravissimo: la Regione Abruzzo non governa ciò che accade nella ASL di Pescara. L’Assessore ha infatti dichiarato: di non aver firmato alcun atto; di non sapere se la Regione si sia costituita parte civile; di non avere informazioni su istruttorie interne; di dover “chiedere al Dipartimento”. Una sequenza di non risposte che configura una assenza totale di indirizzo e vigilanza politica su una delle vicende più gravi della sanità regionale. Dalla Commissione Vigilanza emerge un dato chiaro: siamo davanti a una gestione che espone l’ente a rischi giuridici, economici e reputazionali e che mina la fiducia dei cittadini in un sistema sanitario già duramente provato. Su questa vicenda non ci fermeremo: servono atti formali, assunzione di responsabilità e scelte politiche e un parere autorevole da parte dell’ANAC e Revisori dei Conti che interpelleremo per avere un orizzonte più chiaro e certo sull’applicazione delle norme in tanto scaricabarile istituzionale”.