Berardo Di Giandomenico, già candidato alle elezioni regionali, lascia "un movimento che non riconosco più, senza il peso di dover difendere l'indifendibile"
Berardo Di Giandomenico, esponente storico del Movimento 5 Stelle e già candidato alle ultime elezioni regionali in Abruzzo, annuncia il suo abbandono del M5S, definendolo “una scelta sofferta ma inevitabile”.In una nota, Di Giandomenico, che vive a Catignano, sottolinea come il Movimento sia partito “dal sogno della democrazia diretta” e sia arrivato “al declino assistenzialista e verticistico”. Poi spiega che il distacco “non nasce oggi”, ma affonda le radici nella partecipazione dei pentastellati al governo Draghi, indicata come il momento in cui il M5S “abdicò al suo ruolo di forza antisistema per farsi complice di un’agenda neoliberista che ha compresso i salari e tradito le aspettative dei lavoratori”.L’ex esponente pentastellato ricorda di aver scelto, "nonostante le perplessità", di candidarsi alle regionali come “estremo atto di lealtà verso il territorio”, ma l’esperienza elettorale avrebbe confermato “un’organizzazione ormai distante, verticistica e incapace di supportare chi combatte battaglie reali nelle province”.Tra le ragioni della rottura, Di Giandomenico indica come decisiva l’abolizione del limite dei due mandati, definita “la goccia finale”, che ha trasformato il Movimento “in un partito di professionisti della politica”. Critiche anche alla gestione interna: “Il criterio della competenza territoriale è stato sostituito dalla fedeltà incondizionata alla leadership”, con portavoce ridotti a “semplici esecutori di ordini calati da Roma”.Nel mirino anche il cambio di linea sul finanziamento pubblico: dal “No ai rimborsi” al ricorso al 2x1000, e le politiche economiche giudicate fallimentari. Sul Reddito di cittadinanza parla di “palliativo senza politiche attive del lavoro”, mentre il Superbonus 110% avrebbe “generato una bolla speculativa e gonfiato i prezzi”. Quanto al Pnrr, secondo l’ex candidato, il Movimento avrebbe accettato una dispersione delle risorse “in mille rivoli assistenziali”, con effetti negativi anche in Abruzzo, dove “risorse decisive per la sanità territoriale e le infrastrutture restano bloccate”.Non mancano accuse di incoerenza su economia, infrastrutture e politica estera, dalla posizione sul Mes al via libera a Tap e Tav, fino al voto favorevole all’invio di armi all’Ucraina e all’aumento della spesa militare durante il Governo Draghi. Criticata infine l’alleanza strutturale con il Pd nel cosiddetto campo largo, che avrebbe annullato "la propria identità per la mera gestione del consenso”.“Esco da un Movimento che non riconosco più - conclude Di Giandomenico - Lascio ogni ruolo formale, non per cercare nuove collocazioni di comodo, ma per tornare a essere un cittadino libero tra i cittadini, senza il peso di dover difendere l'indifendibile".