La parola definitiva sulla contrarietà al progetto, per il consigliere di minoranza, deve essere data a chi dovrà viverci nella grande città e che quella nuova realtà, sottolinea, non la vuole:
“Ritengo fondamentale che siano i cittadini a esprimersi definitivamente su una scelta che incide profondamente sul futuro della nostra comunità e del nostro territorio”. Il consigliere di minoranza Stelvio D’Ettorre (centrodestra) spiega così il perché della richiesta avanzata in consiglio comunale a Spoltore e accolta all’unanimità dell’aula, il perché dell’emendamento con cui ha chiesto di promuovere un nuovo referendum consultivo. Lo scopo, precisa, è quello di far sì che quel “no” alla nascita della Nuova Pescara espresso chiaramente dalla politica con la delibera approvata in una seduta convocata appositamente per discuterla, dimostri il totale riscontro con quello che sarebbe, anzi che è per gli amministratori spoltoresi, il sentimento diffuso dei cittadini. Nel sottolineare che lui alla fusione è sempre stato contrario, D’Ettorre spiega quindi che quell’emendamento, anch’esso come la delibera approvato all’unanimità, “riflette la netta opposizione dei cittadini a tale percorso”.“La posizione che ho assunto interpreta il sentimento diffuso della stragrande maggioranza dei cittadini, chiaramente contrari alla fusione – ribadisce -, soprattutto per le modalità con cui questo processo si sta concretamente delineando. Le principali preoccupazioni riguardano l'assenza di un progetto chiaro e condiviso, le modalità di definizione dello statuto e dei regolamenti, nonché la mancanza di adeguate garanzie a tutela del territorio, dei servizi e dell'identità della nostra comunità”.“Per queste ragioni ho ritenuto doveroso promuovere uno strumento di partecipazione democratica previsto dallo Statuto comunale: il referendum consultivo.Chi, al di fuori del consiglio comunale, si oppone persino all'ascolto della volontà popolare attraverso un referendum (questo il messaggio) lo fa nella consapevolezza che l'esito non sarebbe a loro favore”, conclude D’Ettorre. Secondo quanto previsto dall’emendamento il referendum si dovrebbe svolgere il 22 e il 23 marzo, in concomitanza con quello costituzionale. Una seduta, quella del 29 gennaio, con cui il consiglio comunale ha quindi ufficializzato il suo “no” alla fusione chiedendo la sospensione dell’iter di nascita della città nuova, ma anche chiedendo l’abrogazione della legge regionale che la istituisce con la parola che ora passa proprio alla Regione che l’istituzione della Nuova Pescara l’ha fissata al 1 gennaio 2027.