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Lunedì, 19 Gennaio 2026 17:29

I concorsi pubblici del Comune sotto alla lente della procura tra scontro politico e difesa delle procedure

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Ci sarebbe stato un esposto e sarebbero stati acquisiti i documenti dalla polizia giudiziaria. In consiglio comunale lo scontro è sul Codice Etico proposto da Pettinari e il botta e risposta è con l'assessore Seccia. Interviene il direttore generale: "Il merito non ha cognome"
La questione “concorsi pubblici” al Comune di Pescara, sembra a seguito di un esposto, sarebbe finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura. Se l’attività giudiziaria ora farà tutte le verifiche per accertare regolarità o eventuali irregolarità nelle procedure, a tenere banco a Palazzo di Città è la polemica politica nel mezzo della quale si inserisce, ed è questa la novità delle ultime ore, il direttore generale Fabio Zuccarini con una nota dai toni decisamente duri con cui, a chi “agita lo spettro di favoritismi senza dimostrare una violazione del merito”, replica che “il merito non ha cognome”, parlando anche di “potenziale diffamazione”.Quel “chi” di cui parla Zuccarini è riferito al gruppo comunale guidato da Domenico Pettinari (Pettinari sindaco) che con il consigliere comunale Massimiliano Di Pillo, nelle ultime ore è stato protagonista di un duro scontro con l’assessore comunale al Personale Eugenio Seccia ora tutti di nuovo in corsa (Pettinari da candidato sindaco) per la nuova tornata elettorale che l’8 e il 9 marzo interesserà 23 sezioni della città dove, qui sì per irregolarità, il voto è stato annullato dal consiglio di Stato.Lo scontro Pettinari-Seccia sul Codice Etico nei concorsi pubbliciTutto inizia un mese fa quando proprio il gruppo Pettinari, all’espletamento di alcuni concorsi pubblici dell’ente, ha iniziato la sua battaglia in consiglio comunale proponendo un “Codice Etico” che sottolinea il capogruppo, sarebbe anche il primo in Italia. Un Codice con cui si chiede in sostanza l’impegno degli amministratori, su base volontaria, a escludere la partecipazione ai concorsi comunali di parenti e affini di primo grado, per ragioni di opportunità e prevenzione dei conflitti di interesse, richiamando i principi della Carta di Pisa. Una proposta che porterà in aula come ordine del giorno e che quando la presentò si tradusse nell’ennesimo scontro con il presidente del consiglio comunale Gianni Santilli: il gruppo srotolò infatti uno striscione chiedendo l’esclusione dei parenti dai concorsi, portando alla fine all’intervento della polizia locale. Lo scontro sul tema, sempre nelle sedute di consiglio comunale, è andato avanti fino a quando, qualche giorno fa, Pettinari ha riferito di una minaccia di querela ricevuta “alla quale rispondiamo con una controdenuncia per calunnia già pronta sul nostro tavolo”. Per lui e Di Pillo la battaglia iniziata è dunque una battaglia “epocale” in nome della legalità. Di qui dunque il grazie alla procura per aver posto la sua attenzione sulla vicenda. A replicargli è stato Seccia che si è detto a sua volta contento del fatto che la procura stia facendo le verifiche perché solo così, ha dichiarato, si potrà fare “chiarezza una volta per tutte su una vicenda che, da settimane, è stata strumentalizzata dalle opposizioni attraverso una sistematica e irresponsabile macchina del fango che reputo infondata”. “Lo dico con la massima serenità e nel pieno spirito di trasparenza che ha sempre contraddistinto la nostra amministrazione. Da settimane assistiamo a un attacco a testa bassa, condotto con evidenti paraocchi e mosso unicamente da motivi ideologici. E questa crociata, finalizzata a mettere in cattiva luce la parte politica, ha finito per coinvolgere ingiustamente la struttura comunale e i dipendenti dell’ente”, aggiunge parlando di comportamento “grave e inaccettabile” e di “illazioni” e “proposte populistiche”. Il riferimento è chiaramente al Codice Etico, proposto dal gruppo Pettinari. Proposte “che evidenziano solo la volontà di attaccare la maggioranza alzando ogni giorno di più i toni, come se la verità fosse in mano a chi urla di più”, afferma ancora. Per lui quindi, ancor più ora che la partita elettorale si è riaperta, emerge la “debolezza” di chi cerca “consenso attraverso attacchi personali, urlati istericamente a squarciagola”. “La trasparenza non ci ha mai spaventato e non ci spaventa oggi, e lo dimostra il fatto che sono stati pubblicati tutti i nomi degli idonei dei concorsi, pur non esistendo un obbligo di legge: chi ha governato e governa con correttezza non teme i controlli, ma li considera una garanzia per le istituzioni e per la comunità”. Parole su cui Pettinari in aula oggi, lunedì 19 gennaio, è intervenuto chiedendo a Seccia di “smettere di attaccare questa forza politica” e di non essere più disposto ad accettare attacchi simili perché l’unica cosa che il gruppo ha fatto, ha ribadito, è stato presentare un Codice Etico. Il direttore generale Zuccarini: “Il merito non lo fa il cognome”Nel dibattito alla fine ha deciso di entrare anche il direttore generale Fabio Zuccarini con una lunga nota di “precisazioni”, come le definisce, ma che suona come una chiara presa di posizione sul tema “concorsi”.La “questione morale” per il direttore generale è “inesistente” e pericoloso sarebbe fare “illazioni”. Queste, afferma, non farebbero altro che minare la serietà dell’ente e dei suoi dipendenti nonché il rapporto dello stesso con i cittadini. Una lunga nota quella di Zuccarini che le prende le mosse dalle procedure concorsuali. Procedure che, specifica sin da subito, “non sono frutto di discrezionalità politica, ma seguono standard di trasparenza rigorosi e percorsi normativi predefiniti e tipizzati”. Altra precisazione procedurale quella che riguarda le prove scritte che, spiega, avvengono nell’anonimato: “la garanzia dell’anonimato è il cuore della procedura sino alla fase orale”, precisa ancora rimarcando il fatto che “ogni punteggio è cristallizzato prima ancora che l’identità del candidato sia nota, annullando di fatto ogni possibilità di favoritismo”. “Sostenere che la presenza tra gli idonei di dipendenti interni, parenti di politici o figure note sia sinonimo di irregolarità è un errore logico e giuridico: il merito non ha cognome”, scrive ancora. “Confondere la posizione di vicinanza personale con un amministratore comunale con una causa di illecito suggerisce l’idea di un’illiceità basata sul pregiudizio anziché sugli atti”, denuncia ancora Zuccarini contestando quindi l’idea di un Codice Etico. A questo proposito, rimarca, “impedire o penalizzare qualunque cittadino per il solo fatto di avere un legame con la politica sarebbe una violazione palese dei principi di uguaglianza e buon andamento di cui agli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione”. “L’impegno etico che affonda le radici nella cosiddetta Carta di Pisa”, e cioè quella citata da Pettinari, per il direttore generale “consiste nel non esercitare influenze, non nell’istituire ‘liste nere’ incostituzionali che vietino la partecipazione ai concorsi a determinate categorie di cittadini”. “Oltre che essere illegittimo e impossibile da garantire – incalza il direttore generale– significherebbe affermare che l’intero sistema concorsuale, che la Costituzione pone a fondamento del reclutamento nel pubblico impiego, sia fallace”. “Giuridicamente inammissibile e inattuabile” chiedere quindi agli amministratori di non far partecipare i parenti ai concorsi, anche perché “nessun amministratore ha il potere legale di impedire a un terzo di esercitare un proprio diritto soggettivo. Un Codice Etico che introducesse tali divieti sarebbe lesivo del principio di gerarchia delle fonti”, precisa quindi riferendosi sempre ai dettami costituzionali. Zuccarini rivendica quindi un’azione di trasparenza ed esprime “massimo rispetto” per il lavoro della Procura, sottolineando che “l’acquisizione di atti è una normale procedura a seguito di un esposto”, ribadendo la massima collaborazione e di non avere alcun timore in merito. “Chi contesta ha il dovere morale e legale di indicare fatti specifici, in caso contrario le allusioni restano suggestioni retoriche prive di fondamento”, chiosa specificando che “in una materia così delicata ‘dire senza dire’ equivale ad accusare in silenzio”. Gli scontri degli ultimi giorni non farebbero quindi altro che minare il rapporto dei cittadini con il Comune e danneggiare “la dignità dei vincitori, degli idonei e dei commissari che hanno investito tempo, speranze e professionalità nella selezione”. Quello che sta andando in scena non sarebbe altro che un “processo mediatico”, sebbene di illeciti, ad oggi almeno, non ne siano stati rilevati. “La critica politica è legittima, ma non può trasformarsi in illazione sistematica”. Un passaggio il direttore generale lo fa anche sulle graduatorie degli ultimi anni da cui anche altri enti pubblici hanno attinto.“Chi agita lo spettro dei favoritismi senza dimostrare una violazione del merito non compie un atto politico, ma una potenziale diffamazione. La legalità si difende con il rispetto delle procedure, non con allusioni e tentando di imporre divieti discriminatori”, riprende il direttore generale. “La procedura concorsuale è il metodo che ci hanno dato i padri costituenti e che dobbiamo difendere, perché è l’unico modo per affermare il merito”, sottolinea ancora ricordando a tutti coloro che fino ad oggi hanno parlato che in Comune “sono state espletate numerose procedure e sono stati valutati centinaia di candidati senza che risulti alcun ricorso”. “In conclusione assistiamo con rammarico al tentativo di trasformare una procedura amministrativa di eccellenza in un caso mediatico fondato sul nulla. Si alimenta quel ‘venticello’ della calunnia così magistralmente descritto da Rossini nel suo Barbiere di Siviglia: un’aria lieve che si insinua sottile per poi diventare un 'colpo di cannone’ che tutto e tutti travolge, e alla forza del cannone mediatico questa direzione oppone la forza dei fatti, della professionalità degli uffici e dei dipendenti, la trasparenza delle carte e - conclude Zuccarini - la dignità del merito”.
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