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Giovedì, 15 Gennaio 2026 15:00

Di Marco (Pd): "Chiude la rianimazione di Popoli, scelta gravissima che mette a rischio i pazienti e penalizza le aree interne"

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Il consigliere regionale insieme a Di Carlo (RianimiAmo Bussi) chiede spiegazioni a Asl e Regione per una scelta che sarebbe stata fatta in mancanza di trasparenza e forse illegittima, e che avrà conseguenze anche sull'ospedale di Pescara già saturo
“Una scelta politica gravissima”. Così il consigliere regionale Pd Antonio Di Marco definisce la decisione di chiudere la Rianimazione dell’ospedale di Popoli che arriva dopo quella di Penne. Una denuncia che con lui fa anche Carmine Di Carlo, medico rianimiamo in passato di stanza nel presidio e oggi motore del gruppo comunale RianimiAmo Bussi. Per Di Marco l’ennesimo atto che penalizza le aree interne concentrando e terapie intensive della Asl solo a Pescara. Una scelta che, denunciano i due, sollevava interrogativi pesanti su tempi di soccorso, sicurezza dei pazienti e legittimità degli atti assunti gravando tra l’altro, incalza Di Marco, proprio sull’ospedale di Pescara “il rischio – ribadisce che un paziente delle aree interne ci rimetta la vita per i tempi del soccorso, se non è un paziente operatorio, perché la Asl ha deciso, non si sa bene con quale atto, di trasformarlo in un Tipo, cioè un reparto di Terapia intensiva post operatoria, quindi non destinato a urgenze non legate a interventi pianificati”. “Questa la scoperta – denuncia -, dopo aver messo nero su bianco che il provvedimento si richiedeva per una sanificazione. Il danno della chiusura, oltre alla beffa di sbattere di nuovo le porte in faccia alle aree interne e mettere a rischio pazienti che dovranno rivolgersi altrove per vedere esaudito il proprio diritto di salvarsi la vita”, afferma ancora Di Marco parlando anche di una scelta che potrebbe non essere legittima e il motivo è quello per cui qualche giorno fa ha chiesto le dimissioni del direttore generale Vero Michitelli. “Non dovrebbe essere in carica alla luce della costituzione di parte civile dell’Azienda sanitaria nei suoi confronti nel procedimento penale sulle liste d’attesa – torna quindi a sostenere -: la legge vieta che un direttore generale amministri un ente con cui ha una causa pendente eppure continua a firmare atti e decisioni strategiche: un grave cortocircuito istituzionale. Chi è a servizio della comunità deve essere inattaccabile, ne va la qualità del servizio reso. Invece questo non accade – prosegue - e un esempio pratico è proprio la chiusura della Rianimazione a Popoli all’insaputa della comunità, perché di fatto il reparto è chiuso da prima di Natale”. “Non si capiscono nemmeno le strategie e gli obiettivi di tale scelta, perché nel maggio 2020 l’assessora Verì, in sopralluogo a Popoli con il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, affermava ben altro – ricorda il consiglier dem -. In una nota trionfalistica si annunciavano 5 cantieri per l’ospedale, destinato a fare da riferimento a tutto il territorio interno e, badate bene, il rilancio del reparto, annunciando l’avvio dello studio di progettazione tecnico-economica, per il trasferimento della rianimazione al secondo piano del corpo C2- testuale. Alla mia richiesta dell’atto aziendale fatta lo scorso 30 giugno per conoscere le temute sorti del reparto, arriva una risposta evasiva del direttore generale che mi dice, in estrema sintesi, che farà ciò che decide la Regione e che comunque il documento non è disponibile, ma che è intenzione della Asl rilanciare il presidio”.“Strano modo di farlo se dopo soli sei mesi, invece – continua Di Marco -, si chiude la Rianimazione alla chetichella, ma si fanno grandi assicurazioni che comunque la Tipo è una gran bella opportunità. Mi chiedo: a che gioco si sta giocando? Rilancio si o no? Vero è che chi decide il tal senso rischia di farlo a scapito delle aree interne e dei pazienti che si trovano lontani dalla costa e che sono costretti a corse della speranza se un reparto simile viene scompaginato. La Terapia intensiva post operatoria è un’altra storia che oggi si sta cercando di raccontare, depotenziando, inspiegabilmente, una struttura che funziona, per questo porterò la questione in Commissione Vigilanza e in Commissione Sanità, chiedendo risposte certe su tempi, modalità e garanzie assistenziali”. La Rianimazione, ricorda Di Carlo, è chiusa dal 18 dicembre: “un servizio vitale che il territorio perde”. “È corretto rassicurare la cittadinanza sul fatto che le attività chirurgiche non siano in discussione e continueranno a essere garantite con la consueta qualità e professionalità da parte di tutto il personale sanitario, ma è altrettanto doveroso spiegare cosa cambia davvero”. “La chiusura della Rianimazione non è un dettaglio organizzativo: è una trasformazione profonda dell’assetto ospedaliero e territoriale, una vera rivoluzione che, a distanza di settimane, non è stata ancora chiarita in modo trasparente dall’Azienda sanitaria né ai lavoratori coinvolti né ai cittadini. L’assenza della Rianimazione comporta una riorganizzazione complessiva della gestione ospedaliera e inevitabili ricadute anche sui servizi territoriali”, afferma ancora il medico rianimatore. “Resta quindi una domanda centrale, già posta pubblicamente: l’ospedale hub di Pescara è realmente pronto a sostenere questo ulteriore carico, in particolare nei reparti del dipartimento di Emergenza e Accettazione? Il pronto soccorso di Pescara è già fortemente congestionato e la domanda alla Asl è legittima: l’Azienda si è preparata adeguatamente a questo stravolgimento organizzativo?”, si chiede. “Oggi, dopo la chiusura di Penne prima e di Popoli ora, le Rianimazioni della Asl sono concentrate solo a Pescara. Da medico rianimatore e da cittadino delle aree interne, alcune domande sono inevitabili e continueremo a porle. Anche perché una recente determina della Asò fa riferimento a lavori di ‘sanificazione e ripristino della Uoc di Rianimazione di Popoli’: se si tratta di un refuso – conclude Di Carlo -, è necessario chiarirlo”.
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