Rispondendo a Presutti (Pd) fa sapere che lui di quella norma non sapeva nulla e la contesta ferocemente lamentando come troppo spesso decisioni prese da livelli istituzionali superiori finiscano per comprimere l'autonomia dei Comuni. Poi l'attaco ad Alessandrini (M5s) sullo scontro social con Acerbo (Rifondazione): "Paladini a parole, ma nei fatti è il contrario"
Della norma sui cambi di destinazione d’uso approvata con un emendamento alla nuova legge dell’urbanistica il sindaco Carlo Masci non sapeva nulla e quella norma “è inaccettabile” per il primo cittadino che chiede venga cassata come in effetti sarà, stando a quanto annunciato dal vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli (Pd) che ha fatto sapere di una lettera della Regione con cui si comunica che il correttivo ci sarà dopo i rilievi fatti dal ministero delle Infrastrutture. Con una lunga nota il sindaco risponde sia al consigliere comunale Marco Presutti (Pd), che sul se sapesse della contestata norma approvata in Regione gli ha chiesto conto con una interrogazione, sia sul cosa pensa di quella norma che boccia totalmente, ma anche sul confronto social esploso tra il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo e la consigliera regionale Erika Alessandrini sul chi avrebbe consegnato quell’emendamento e sul chi lo avrebbe scritto. Per il sindaco le ragioni sono tutte dalla parte del primo, con la risposta del sindaco che diventa anche un attacco al Movimento 5 Stelle: “i grillini (oggi seguaci di Conte) - dichiara, paladini a parole del processo decisionale dal basso, dell'uno vale uno, nei fatti agiscono esattamente al contrario, e oggi tutto questo viene a galla. Da Grillo al marchese del Grillo”. Innanzitutto, afferma il sindaco, la domanda che Presutti ha rivolto a lui la si sarebbe dovuta fare “a tutti i sindaci d’Abruzzo, ma chiamato in causa, rispondo cercando di interpretare il pensiero di tutti, senza però avere la presunzione di parlare a nome di tutti”. “La risposta è netta e chiarissima – afferma Masci -: il sindaco di Pescara non sapeva assolutamente nulla dell'emendamento, come immagino tutti i sindaci d’Abruzzo e non può in alcun modo accettare una norma simile, che trancia di netto l’autonomia dei Comuni e genera seri problemi alla sostenibilità dei territori”. "La cosa paradossale è che dal video dell’adunanza consiliare, postato da Maurizio Acerbo, e dal contenuto del suo post, emerge che questo stravolgimento nasce da un emendamento della consigliera del M5S Erika Alessandrini: scritto a mano, mai inserito nel sistema telematico, approvato al buio senza discussione, con la maggioranza che ha votato a occhi chiusi e con l’opposizione che si è astenuta (compresa la presentatrice). La consigliera risponde ad Acerbo, sotto il post di quest'ultimo, dicendo che ci sarebbe stata confusione tra alcuni emendamenti, che lei non avrebbe nulla a che fare con l’emendamento richiamato, pur avendone preso visione. Acerbo ribatte con un ragionamento lineare che trova il suo fondamento nel video. A chi credere? Avendo toccato con mano negli anni il comportamento dei cinque-stelle su Pescara, e in tutta Italia, e avendo visionato attentamente il video postato da Acerbo, personalmente non ho alcun dubbio", afferma tacciando gli esponenti del M5s di essere passati “Da Grillo al marchese del Grillo”. Una ipotesi quella che l'emendamento potesse essere di Alessandrini fatta da Acerbo e nata dal passaggio del consiglio regionale da lui postato in cui si sente il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri chiederle di consegnarglielo. “Se l’emendamento è stato consegnato al presidente Sospiri dalla consigliera Erika Alessandrini è lecito pensare che lo ha scritto lei. E sarebbe il caso che l'interessata chiarisca”, aveva scritto l'esponente di Rifondazione. E la risposta non si era fatta attendere con Alessandrini che ha negato di essere l’autrice di quell’emendamento scritto a penna e non firmato, spiegando che si sarebbe creata confusione tra alcuni testi presentati in aula e offrendo una ricostruzione con tanto di critiche proprio all’articolo sulle destinazioni d’uso. Una ricostruzione ritenuta “poco credibile” da Acerbo che, pur rimarcando l'impossibilità di dare un’attribuzione certa all’emendamento non firmato seppur certamente di un addetto ai lavori, ha parlato comunque di “atteggiamento di complicità”, contestando alla consigliera di averlo letto senza chiedere chiarimenti, senza chiederne il ritiro e senza denunciare successivamente quanto accaduto.Anche per il sindaco la motivazione per cui “ci sarebbe stata confusione tra alcuni emendamenti” e che Alessandrini “non avrebbe nulla a che fare con l’emendamento richiamato, pur avendone preso visione”, non sarebbe convincente, al contrario della ricostruzione fatta da Acerbo.Entrando nel merito di quella norma che sarà ora cassata, il sindaco condivide anche le altre considerazioni fatte da Acerbo e dunque quel rischio di Far West che andava comunque fermato dato che la norma avrebbe aperto a “cambi di destinazione d’uso automatici lasciati alla sola volontà dei costruttori; zero oneri di urbanizzazione e nessun ristoro in termini di spazi pubblici e zero verifiche sulla sostenibilità ambientale”. “Non è la prima volta che i Comuni subiscono decisioni prese sopra la loro testa – lamenta Masci -. Dalla norma sulle distanze dai fabbricati nella demo-ricostruzione alle trasformazioni coatte di negozi in garage, che a Pescara stanno già facendo pagare un prezzo altissimo al centro cittadino e fino alla finanziaria 2013, che ha spianato la strada a palazzi oggi in costruzione sulla riviera sud, le cui approvazioni risalgono a quel tempo. Sono tutte norme stabilite da organi superiori (dal parlamento o dalla Regione) che i Comuni sono costretti a subire senza poter regolamentare nulla”.“I sindaci sono stanchi di fare da capro espiatorio per vicende di cui non hanno alcuna responsabilità, finendo al centro di accuse infondate, esposti e polveroni mediatici alimentati da chi mesta nel torbido per tornaconto politico o, ancor peggio, economico”, chiosa il primo cittadino. “L’emendamento attribuito alla consigliera Alessandrini va fermato per sempre – dice ancora -. Bene ha fatto il governo a rispedirlo in Regione: ora che le conseguenze sono chiare a tutti, l’appello è di bloccarlo definitivamente. Lo chiedo apertamente ai consiglieri regionali”. Un appello che, in realtà, ha avuto risposta prima di arrivare dato che è già noto che la norma sarà cassata. Per il sindaco comunque la vicenda “impone una riflessione più ampia che non può non coinvolgere tutti i sindaci d’Abruzzo, indipendentemente dal colore politico: teniamo gli occhi aperti su questo tema e difendiamo con forza l’autonomia dei nostri Comuni. Non possiamo accettare che norme scritte senza confronto con i territori svuotino il ruolo delle amministrazioni comunali e consentano interventi urbanistici che rischiano di compromettere irreversibilmente città e paesi. Su questi temi – sottolinea - non esistono maggioranze o opposizioni: esistono i Comuni e il dovere di tutelarli. Anche perché comunque i cittadini imputano ai sindaci qualsiasi intervento venga realizzato nella propria città. I sindaci devono poter esercitare fino in fondo il proprio ruolo di tutela dell’interesse pubblico e delle comunità che amministrano. Lo dico anche da vice-presidente del Consiglio Nazionale dell'Anci, che interesserò su questo tema di rilevanza nazionale”.“L’urbanistica incide direttamente sulla vita delle famiglie e i territori non sono mai omogenei, quindi è giusto che norme generali trovino la sintesi applicativa all'interno dei singoli consigli comunali. Per questo con gli uffici stiamo lavorando seriamente alle nuove regole per il decreto Sviluppo, le premialità, le monetizzazioni, per garantire un giusto equilibrio tra sostenibilità, rigenerazione urbana, legalità e sviluppo economico”, aggiunge tornando a parlare di un tema che tanto ha fatto discutere a Palazzo di Città dopo la bocciatura della delibera comunale del 2023 da parte di Tar (Tribunale amministrativo regionale) e consiglio di Stato. “L’interesse collettivo viene prima di tutto: mai più modifiche urbanistiche al buio, da qualunque livello di governo provengano. Una cosa è certa - conclude Masci -, da oggi il M5S non ha più alcuna credibilità pubblica quando parla di urbanistica”.